Nonostante il patto di alleanza con Germania ed Austria del 1887 l'Italia aveva organizzato, a difesa del proprio confine orientale con l'impero asburgico, campi minati ed opere corazzate (forti) per la difesa delle valli. Un Comitato governativo fu incaricato di pianificare le opere da erigere e di razionalizzare l'arrivo dei capitali, ingenti tra il 1883 ed il 1896.
Nuove strade militari e ricoveri per la truppa iniziarono a sorgere in tutti i settori di confine.
In quel primo periodo erano nati gli sbarramenti stradali, detti Tagliate, opere corazzate poste di traverso alle strade e dotate di cannoni in casamatta.
Solo in un secondo tempo nascevano le batterie fortificate, postazioni di artiglieria attrezzate per sbarrare i fondovalle e per battere i lontani punti di raccolta degli eventuali invasori e più tardi (tra il 1906 ed il 1912) i veri forti corazzati.
Sull’altopiano, nel 1915, le difese militari fisse in muratura erano le seguenti:
a) opere in casamatta senza corazzatura intese come rifugio e nucleo di resistenza (es. forte Interrotto);
b) opere corazzate come i forti Corbin, Lisser, Campolongo e Verena;
c) semplici batterie in barbetta o in caverna (Portule);
d) batterie provvisorie provviste di difese laterali con o senza fossato di gola (es. Canove di sotto, monte Rasta).
e) tagliate di vecchio stampo ottocentesco (Tagliata di Val d’Assa)
Punta Corbin aveva 6 pezzi da 149 in cupola, la tagliata d'Assa (opera antiquata in muratura) possedeva 2 cannoni da 120, Verena e Campolongo difendevano con 4 pezzi da 149 in cupola. Il settore orientale dell’altopiano, orientato verso il Brenta, (fortezza Brenta-Cismon) comprendeva l'appostamento di monte Lisser (batteria in barbetta da 4 pezzi da 149) con strada d'accesso nei pressi di forte Lisser (opera corazzata con copertura pesante con 4 pezzi da 149 in cupola, 4 da 75 e 9 mitragliatrici), l'opera Coldarco in caverna (con scudi con 4 pezzi da 75 A).
Con questo ordine di battaglia le fortezze italiane iniziavano le ostilità nel maggio 1915. Combatterono a cannonate per circa due mesi di guerra per poi essere disarmate nel luglio 1915. Erano troppo indifese per resistere ai grossi calibri austriaci.
1915 - GLI ASSALTI PER LA CONQUISTA DI TRENTO
La dichiarazione di guerra contro l’ex alleata Austria-Ungheria rischiò di cogliere impreparata la difesa del Tirolo, povera di materiali e soldati. Tuttavia il modo di fare la guerra dell’epoca ed una certa cautela negli obiettivi della I armata italiana (operante sull’altopiano) operarono in modo da favorire i pochi difensori asburgici.
Il fronte si era assestato sullo spartiacque tra gli altopiani di Lavarone e di Vezzena (a nord di Camporovere), in pieno territorio austriaco, sulla linea delle fortezze austroungariche, non molto lontano dal confine delle due nazioni. La 34ª div. italiana, schierata in maniera offensiva, tentò due grandi operazioni d’attacco alla linea fortificata. La prima, in agosto, si risolse in un disastroso attacco durante il quale la sola brigata Treviso perdette quasi 1100 effettivi, tra morti, feriti e prigionieri. Il secondo assalto autunnale fu meno sanguinoso ma con analoghi risultati.
Con i mezzi di allora, infatti, gli italiani non riuscivano ad avvicinarsi alle trincee austriache, bloccandosi di fronte al groviglio dei reticolati. Nel febbraio 1916, in concomitanza con l’operazione a Verdun sul fronte francese, il comando austroungarico studiava un piano per attaccare l’Italia nel Trentino. L’operazione, definita allora come “offensiva di primavera”, prese il nome popolare di Strafexpedition (una spedizione punitiva contro il traditore italiano).
Il 15 maggio 1916 iniziò l’attacco austriaco, mentre le valli vicentine rimbombavano a causa di uno dei più violenti cannoneggiamenti effettuati in montagna. Caddero in rapida successione importanti capisaldi montani italiani come lo Zugna, il Col Santo e gran parte del massiccio del Pasubio, il Toraro e l’altopiano di Tonezza. Il 20 giugno l’attacco si estese all’altopiano dove gli austriaci, dopo due giorni di lotta accanita, sfondarono il fronte. A fine mese, (Asiago era ormai una città abbandonata alle fiamme) una nuova violenta battaglia si accendeva sull’acrocoro del Cengio, mettendo in crisi il dispositivo italiano.
Gli italiani resistettero, nella prima decade di giugno, sacrificandosi sulle precarie nuove linee, scavate alla buona su prati e boschi. Battaglie sanguinose combattute a monte Zovetto, sul Lémerle, sulle Melette di Gallio e Foza non permisero agli imperiali di dilagare in pianura. Così, il 24 giugno, gli austriaci abbandonarono l’impresa, ormai giunta alla sua conclusione e si ritirarono occupando una linea difensiva poderosa, stesa tra il massiccio dell’Ortigara, i monti Zingarella e Zebio, il Mosciagh e lo strapiombo della Val d’Assa, di fronte a Roana. La controffensiva italiana non portò che lutti e perdite disastrose, senza nessun ulteriore guadagno, rispetto ai luoghi dove gli austriaci avevano scelto di svernare.
L’autunno, sull’altopiano, fu un periodo tranquillo, con pochi e piccoli combattimenti. I comandi italiani studiavano il piano per la riconquista della parte nord dell’altopiano: l’operazione K.
1917 - IL DRAMMA DELL'ORTIGARA
Il nuovo piano offensivo italiano prevedeva un massiccio impiego di materiali di artiglieria e di truppe allo scopo di sfondare tutto il fronte nord, dal Mosciagh all’Ortigara. Il 10 giugno la 52ª div. alpina attaccava il monte Ortigara ed i limitrofi Chiesa e Campigoletti senza raggiungere gli obiettivi principali. Dopo quattro giorni di accanita battaglia gli italiani attaccavano nuovamente, occupando la vetta dell’Ortigara. Le perdite erano già numerose. Una settimana dopo, il contrattacco di reparti d'assalto austriaci costringeva gli italiani all’abbandono delle posizioni conquistate. L’operazione Ortigara era stata un fallimento ed era costata la perdita di quasi 28.000 soldati, contro i 9.000 austriaci fuori combattimento.
1917 - LE BATTAGLIE AUTUNNALI
Dopo un estate di relativa calma, gli eventi precipitavano nei mesi autunnali. In seguito allo sfondamento austrotedesco di Caporetto, il comando italiano ordinava l’abbandono delle linee nord dell’altopiano ed il ripiegamento sulla linea di resistenza, che correva a sud di Asiago. La pressione militare austriaca si espresse subito con rapidità. Il 10 novembre gli imperiali iniziavano una sequela di attacchi continui che portava alla crisi delle linee italiane.
Gli italiani, perduto il monte Longara, dovettero ritirarsi improvvisando una nuova linea sulle alture a sud di Asiago. Questa si proiettava improvvisamente a nord, dopo Gallio, in direzione del massiccio delle Melette, importante gruppo montuoso che permetteva il controllo sulla Val Brenta.
In quei monti, divenuti allora tristemente famosi, Zomo, Fior, Castelgomberto, Spil, Miela e Badenecche, si combattè furiosamente per due settimane. Il 4 di dicembre, tuttavia, assaltatori austriaci penetravano le linee sabaude da est, accerchiando un’intera divisione italiana per il 75% distrutta.
La nuova flessione costringeva gli italiani a ritirarsi a sud della Val Frenzela, sui monti Valbella e Col del Rosso, dove si doveva resistere ad ogni costo, come stava contemporaneamente accadendo sul vicino monte Grappa.
L’ennesimo assalto austriaco, portato all’antivigilia di Natale, portava ad una ulteriore ritirata italiana. Furono perduti Valbella, Col del Rosso e Col Ecchele (da allora definiti I Tre Monti) e gli italiani furono costretti a ripiegare sull’ultima catena collinare interposta tra l’altopiano ed il suo bastione meridionale.
1918 - L'ULTIMO ATTACCO AUSTRIACO
Alla fine di gennaio le linee contrapposte mutarono nuovamente di sede. Gli italiani, infatti, con un brillante attacco riconquistavano i “Tre monti” ripristinando la situazione di dicembre. Il nuovo fronte, adesso, correva dal ciglio della Val d’Assa, passava davanti a Cesuna, sul Kaberlaba, sui monti Echar e Costalunga per terminare a Valbella e Col del Rosso, prima di scendere in Val Brenta.
Sulle nuove trincee si schieravano anche truppe inglesi e francesi, combattendo sull’altopiano sino al termine del conflitto. L’Austria-Ungheria, ormai allo stremo delle risorse, tentava l’ultimo grande assalto il 15 giugno del 1918. Il fronte dell’altopiano resistette all’urto, tranne una piccola inflessione a Cesuna, nel settore britannico, e la rinnovata perdita dei “Tre monti”.
Col del Rosso, Valbella ed Ecchele saranno di nuovo italiani dopo il vittorioso contrattacco del 30 giugno, in cui gli austriaci persero quasi 2000 prigionieri. La guerra era ormai sulla via della fine. Dopo un’estate di scaramucce l’autunno portò l’agognato epilogo.
Lo sfondamento sul Piave costrinse gli austriaci sull’altopiano alla ritirata, inseguiti dalle truppe alleate. Il 4 novembre 1918 cessava il frastuono delle armi. L’altopiano poteva finalmente riposare e guardare le sue gravi ferite.
LE DATE DELLA GUERRA SULL'ALTOPIANO DEI SETTE COMUNI
1915 |
| 2 GIUGNO |
L'ufficio delle operazioni dell'alto Comando Austriaco mette a punto un piano riguardante una grande offensiva sulla linea trentina a cui viene dato il nome convenzionale di “Strafexpedition” missione punitiva. |
| 12 GIUGNO |
L'artiglieria austriaca con un azzeccato colpo di mortaio da 305/10 colpisce il Forte Verena, stessa fine anche per il forte di Campolongo. |
| 24 AGOSTO |
La 34 divisione italiana tenta lo scardinamento delle linee nemiche nella zona del M. Basson. |
| 25 AGOSTO |
L'esercito italiano occupa l'abitato di Borgo Valsugana. |
1916 |
| 25 FEBBRAIO |
I primi convogli di truppe austriache iniziano a raggiungere le linee nel trentino per il piano che prende il nome di “Strafexpedition”. |
| 15 MAGGIO |
Inizia l'offensiva austriaca i due fronti si schierano con oltre 300.000 uomini per l'Austria, e 145.000 per l'Italia. |
| 16 – 20 MAGGIO |
L'artiglieria austriaca si accentra dettagliatamente tra la Val Lagarina, Val d'Astico e l'Altopiano di Tonezza. |
| 19 – 28 MAGGIO |
L'offensiva austriaca dopo unpesante fuoco di preparazione lungo tutte le linee e i trinceramenti italiani si sposta sull'Altopiano dei Sette Comuni, l'arretramento delle linee italiane viene portato sulle direttrici di C.ma Portuale, M.te Meatta, M.te Mosciagh, Camporovere, Val d'Assa Forte Corbin. |
| 05 – 16.06 |
Le truppe italiane perdono il controllo del nodo strategico del M. Cengio arrestando però l'offensiva austriaca lungo la linea della Val Canaglia. |
| 5 GIUGNO |
Le truppe austriache tentano inutilmente di occupare Cima Castelgomberto, M.Fior , e M. Spil. |
| 7 GIUGNO |
Le truppe austriache occupano la sommità di M.Fior. |
| 10 GIUGNO |
Viene attaccato il nodo militare di M.te Lemerle ma le truppe italiane respingono l'attacco. |
| 16 GIUGNO |
L'alto Comando Austriaco pone fine al piano della Strafexpedition. |
| 24 – 25 GIUGNO |
L' offensiva austriaca e già bloccata inizia la fase della ritirata. |
| 06 – 24.07 |
L'esercito italiano predispone la controffensiva. |
DAL 25 LUGLIO 1916 |
Tutto il fronte posto sull'Altopiano dei Sette Comuni rimane pressochè inattivo. |
| |
|
1917 |
| 10 – 24 GIUGNO |
Gli elementi strategici contrapposti determinano l'evento della battaglia dell' Ortigara. |
| 25 GIUGNO |
Le truppe austro-ungariche occupano nuovamente l'Ortigara. |
| 09 – 06.12 |
Si determina la battaglia d'arresto. |
| 9-26 NOVEMBRE |
Il settore scelto per l'avanzata austro – ungarica si focalizza fra Canove alla Val Gadena su un fronte di 20 Km; vengono occupati la zona del Monte Fiara Ongara e del Monte Baldo. |
| NATALE 1917 |
L'offensiva austro – ungarica si esaurisce soltanto dopo la conquista di Cima Valbella. |
1918 |
| 28 – 31 GENNAIO |
Seconda battaglia dei Tre Monti . |
| 28 GENNAIO |
Alcuni reparti italiani tentano un attacco a Cuneo in direzione di Canove. |
| 29 GENNAIO |
Gli austriaci scatenano un forte attacco C.ma Valbella. |
| 31 GENNAIO |
Si consolidano le posizioni tattiche. |
| 15 – 19 GIUGNO |
Terza battaglia dei Tre Monti. |
| 15 GIUGNO |
Inizia la battaglia denominata del Solstizio, sull' Altipiano la riconquista dei tre Monti “Monte Val Bella q.1312, Col cel Rosso q.1276, Col d'Echele q.1108, inizia la terza battaglia dei tre Monti, gli attacchi austroungarici, sono violenti ma lo sbarramento dell'artiglieria italiana provoca gravi perdite nelle linee nemiche. |
| 16 GIUGNO |
Si sviluppa il contrattacco italiano con la riconquista del Col del Rosso, che però poco dopo viene nuovamente occupato dagli austriaci. |
| 17 GIUGNO |
Avviene la riconquista delle truppe italiane del Col del Rosso, ristabilendo la continuità della linea che scende verso la Val Frenzela. |
| 19 GIUGNO |
Si conclude l'offensiva austro-ungarica denominata “Radetzky” che porta le truppe nemiche a riconquistare la linea del M. Val Bella, Col del Rosso, Col d'Ecchele conseguentemente la linea italiana viene riportata nelle stesse posizini del natale 1917 e precisamente su Cima Eckar Monte Melago, col dei Noselari. |
| 29 – 30 GIUGNO |
Inizia la quarta battaglia dei Tre Monti. |
| 30 GIUGNO |
Le sorti della battaglia dei Tre Monti volge a favore delle truppe italiane, vengono riconquistate le cime del Col del Rosso, e Col d'Ecchele. |
| 1 NOVEMBRE |
La 6a armata italiana passa al contrattacco su tutta la linea che va dalla Val d'Assa, al M.Catz,passando sulla direttrice di Gallio – M. Fiara. |
| 2 NOVEMBRE |
Questa data segna definitivamente la completa liberazione di tutto l'Altopiano dei Sette Comuni. |
| 4 NOVEMBRE |
Si ha la fine della prima Guerra Mondiale che segna la conclusione bellica di una guerra che ha visto l'Altopiano dei Sette Comuni divenire il settore più martoriato di tutto il territorio nazionale. |

I principali teatri di battaglia (in ordine alfabetico):
Basson
Il colle fortificato dagli austriaci, dominando la piana ed il passo di Vezzena, era punto tattico importante e dotato di due ordini di trincee parallele con ricoveri blindati. Fu attaccato dagli italiani nell’agosto del 1915, alle 3 di notte del giorno 25. In tre o quattro assalti ravvicinati la brigata Treviso tentò di sfondare la linea imperiale. Pattuglie italiane penetrate nel settore fortificato resero necessario l’intervento diretto del comando austriaco di settore, nella persona del col. Ellison von Nidlef, rimasto con soli cinque ufficiali. Gli italiani persero nell'azione 200 morti, 246 prigionieri e 108 feriti e prigionieri tra i quali il col. Riveri, c.te del 115º regg. (corrispondono alla cifra terribile di 575 dispersi accusata dal 115º che perse pure altri 39 morti recuperati dagli italiani, 468 feriti rientrati in linea e 25 feriti del 116º. In totale la Treviso perse 1107 soldati nella cruenta azione). Perdite austriache nulle o irrisorie.
torna all'elenco
Campigoletti (monte)
La prima battaglia coinvolse il monte il 6 luglio 1916 con l’assalto dei battaglioni alpini Argentera, Bassano, Morbegno e Saccarello. Le sue linee erano state organizzate grazie al concorso di un reggimento sloveno di fanteria (n. 17) e di truppe Feldjäger. Fu nuovamente attaccato tra il 15 ed il 19 giugno 1917 durante la battaglia dell’Ortigara. In quell’occasione, come nel 1916, gli austriaci resistettero sulle proprie trincee. Sulla sua cima si trova un piccolo e suggestivo cimitero austroungarico, recentemente ristrutturato.
torna all'elenco
Campo Gallina
Durante la guerra fu importante centro logistico che serviva tutto il settore dell’Ortigara. Organizzato come un vero e proprio piccolo villaggio, con spaccio, cinema e chiesetta, possedeva baraccamenti ricovero e magazzini. In questi erano stipati i rifornimenti necessari alle operazioni, spesso portati in zona grazie alle teleferiche che servivano il territorio tra Portule e Cima Dodici.
torna all'elenco
Campolongo (cima e forte)
Il forte ebbe un notevole importanza soprattutto come osservatorio, grazie alla sua posizione elevata. Dopo aver appoggiato le operazioni nei primi mesi del 1915, fu, prima disarmato e poi abbandonato il 22 maggio 1916, durante l’attacco e l’avanzata austriaca.
torna all'elenco
Castelloni di San Marco
La posizione defilata del complesso impedì il suo diretto coinvolgimento durante la guerra. Qualche combattimento, nelle sue zone limitrofe, ebbe luogo sia nella controffensiva italiana del 1916 sia durante il ripiegamento italiano di ottobre 1917.
torna all'elenco
Cengio (monte)
Il 3 giugno 1916, mentre tra le ore 4 e le 7 del mattino i fanti della brigata Modena davano il cambio alle prime linee, pattuglie austriache attaccarono le trincee del Cengio, scosso da tre giorni di combattimenti. Un bombardamento incessante battè le linee dalle 4.30 alle 9.10 del mattino seguito, alle 10, dall'assalto austriaco che costringeva gli italiani ad abbandonare le posizioni. I violenti corpo a corpo tra Granatieri assediati e austriaci diedero origine, nel dopoguerra, alla celebre leggenda del “Salto del Granatiere” che narrava di soldati che si gettavano nel vuoto pur di non finire prigionieri. Gli italiani ripiegarono in Val Canaglia stanchi ed impossibilitati a contrattaccare.
torna all'elenco
Cima Caldiera
Attaccata il 26 giugno 1916, durante la controffensiva italiana, viene occupata, dalle 12 alle 17 sotto un nubifragio, dagli alpini del Sette Comuni e del Cenischia. Rimarrà importante presidio avanzato di prima retrovia italiana sino a novembre 1917. Era sede di un importante osservatorio, che permetteva di controllare la vetta dell’Ortigara: osservatorio Torino.
torna all'elenco
Cima di Campo Verde
Occupata dagli austriaci della 22ª Schü tzen il 24 maggio 1916, il monte diverrà un importante osservatorio austriaco dotato di un centro logistico. Servito da una teleferica, che giungeva da Portule per proseguire in direzione del Corno di Campo Bianco, permetteva di analizzare le linee avanzate italiane.
torna all'elenco
Cima di Vezzena (Spitz)
Celebre per il fortino austriaco attrezzato per essere un nido di mitragliatrici ed osservatorio, era dotato anche di un cannone di appoggio, ma non di cupole girevoli. Subì numerosi attacchi nel 1915 (alpini del battaglione Bassano) senza mai cadere in mano italiana. Perse la sua importanza militare dopo l’avanzata verso sud del fronte altopianese.
torna all'elenco
Chiesa (monte)
Il monte divenne il “memoriale” del 17º reggimento sloveno di Lubiana, che fu schierato lassù nel giugno del 1916 assieme ad unità bosno-erzegovesi e stiriane. Fu infatti il reggimento di Lubiana ad organizzarne le linee e le retrovie; restano di quella presenza importanti vestigia come i baraccamenti del comando. La cima non venne mai attaccata direttamente per la sua posizione impervia.
torna all'elenco
Col d’Echele
Il piccolo colle venne attaccato ed occupato per la prima volta il 23 dicembre 1917. Il monte venne riconquistato dagli alpini italiani il 28 gennaio 1918 e nell’azione cadeva il caporale Sarfatti Roberto, diciassettenne, del batt. alpino Monte Baldo a cui è intitolato il monumento colà presente. Il 15 giugno 1918 gli Schützen della 26ª div. austriaca hanno ragione del battaglione del regg. 117 Padova schierato all'Ecchele occupando per la seconda volta il monte. Soltanto il 30 giugno, dopo 9 ore di continui assalti, i fanti italiani della brigata Teramo riprendono la cima, mantenendola sino al termine della guerra.
torna all'elenco
Col del Rosso
L’epopea bellica del monte inizia il 23 dicembre 1917 quando un attacco violento austriaco sfondò sopra la località Portecche e gli austriaci occuparono Col del Rosso. Di notte il 16º reparto d'assalto con il 78º Toscana tentarono invano di riprendere il monte. Il giorno successivo una colonna di bersaglieri tentava invano di riprendere le posizioni perdute. Il 28 gennaio 1918 gli italiani portavano il contrattacco. Alle 9.30 la brigata Sassari partiva all’assalto di Col del Rosso occupandolo, ma un contrattacco austriaco riportarono gli imperiali alla selletta tra Rosso ed Echele. Soltanto il 30 gennaio due cp. del 157 Liguria completavano l’occupazione del monte. Nella battaglia di giugno 1918 a Col del Rosso attaccò la div. Edelweiss che travolse due battaglioni della brigata Lecce puntando verso monte Melago. Il monte venne ripreso il 30 giugno 1918 grazie al contrattacco della brigata Lecce contro casera Melaghetto. Fu per altro un battaglione della Teramo ad occupare la cresta di Col del Rosso completandone la conquista.
torna all'elenco
Colombara (monte)
Caposaldo austriaco avanzato e proiettato nel dispositivo italiano, aveva sul rovescio ovesto postazioni di cannoni in caverna. Fu attaccato decisamente dagli italiani della brigata Rovigo tra il 6 ed il 7 luglio del 1916. L’attacco falliva tra perdite ingenti. Un nuovo attacco fu portato il 10 di luglio ma ebbe analogo esito. In agosto 1916 ed in ottobre gli italiani tentarono di nuovo di prendere il monte con attacchi di alleggerimento. Il fine era quello di togliere agli austriaci un punto importante per la loro difesa del settore nord. Nemmeno questi attacchi portarono vantaggi agli italiani.
torna all'elenco
Corbin (punta e forte)
Il Forte CorbinEx batteria di artiglieria convertita a forte corazzato negli anni prima della guerra., rimase del tutto inattivo nel conflitto. I suoi cannoni furono portati in altra sede e sostituiti con false canne di legno. Il forte fu occupato dagli austriaci alle 19.30 del 29 maggio 1916 grazie alle avanguardie del gruppo Kliemann. Abbandonato nelle ritirata strategica del 24 giugno, il forte rimase punto di osservazione avanzata italiana soprattutto per il Cimone di Arsiero. Cornone (monte) Lo scoglio roccioso comparve sui bollettini di guerra il 18 dicembre 1917 quando un colpo di mano di Arditi lo occupava portandosi sotto il Sasso Rosso. Il 10 febbraio 1918 un attacco austriaco contro le sue posizioni avanzate riprendeva la linea, nonostante la difesa del btg. alpini Vicenza. Il 29 giugno 1918 un nucleo d'assalto del XX cda irrompeva nelle trincee del Cornone impegnando gli austriaci e respingendoli a monte.
torna all'elenco
Costesin (monte)
Importante caposaldo italiano fortificato, organizzato con una linea avanzata appoggiata da ridotte di sasso (blockhaus) e postazioni di mitragliatrice, e da un trincerone centrale (sulla quota 1527) per la resistenza. Già teatro di lotte nel 1915 divenne protagonista nel maggio 1916. Il 21 maggio, dopo due giorni di lotte violente ed un concentramento di fuoco di artiglieria record per la Grande Guerra, la brigata Ivrea, che aveva difeso il colle dall’inizio della guerra, appoggiata da fanti della Lambro e dell’Alessandria, ripiegava, lasciando agli austriaci 2000 soldati accerchiati e fatti prigionieri.
torna all'elenco
Cucco di Pozze (monte)
In prossimità di monte Forno, fu un importante caposaldo austriaco avanzato del sistema difensivo del monte Chiesa. Attaccato ed occupato dagli alpini del Cividale il 6 luglio 1916, verrà evacuato dopo quattro giorni di contrattacchi austriaci e nuovi tentativi italiani( batt. alpini Arvenis e Arroscia).
torna all'elenco
Fiara (monte)
Presidiato per la prima volta nel 1916 dal 14º regg. bersaglieri, durante l’offensiva di maggio, il Fiara diverrà sede di accaniti combattimenti più tardi. Il 30 maggio, infatti, la pressione austriaca ebbe ragione delle residue resistenze della 34ª div. italiana e di compagnie alpine di rinforzo. Il Fiara fu infatti occupato. Il deciso attacco austriaco portava anche all’occupazione della dorsale sud grazie all’azione del IV battaglione del regg. stiriano 27 contro il Cimon e del I batt. dell’11º regg. contro il Baldo. Nel 1917, durante il periodo della ritirata italiana dalle linee dell’Ortigara, fu teatro di aspri combattimenti di retroguardia.
torna all'elenco
Forno (monte)
Le piccole gobbe del monte, sormontato dal Corno di Campo Bianco, fu attrezzato alla difesa dal 27º reggimento stiriano di Graz e dal reggimento bosniaco n. 2. Alcune trincee erano rinforzate da elementi in cemento e gallerie che recavano dal lato riparato del monte. Il 10 giugno 1917, durante la battaglia dell’Ortigara, alle 15 scattava l'attacco dei reparti d'assalto a quel “fortino naturale” austriaco. Dietro agli arditi stavano i fanti della Arno (I e II/213º) ma il violento fuoco di mitragliatrici li respinse.
torna all'elenco
Granezza e monte Corno
Quando le prime avanguardie britanniche giunsero sull’altopiano individuarono subito “quel pianoro incassato tra le rocce” come la sede ideale per il comando logistico ed i trasporti. Granezza era già dal 1916 un importante centro di retrovia, sede di magazzini e servizi nonché punto di arrivo di teleferiche. Dal posto si dipartiva la carrabile che portava a Caltrano, una delle principali vie di comunicazione con l’altopiano. L’adiacente vetta del Corno di Granezza era attrezzata alla difesa di questo importante nodo di comunicazioni.
torna all'elenco
Ghelpac (torrente)
Il nome Ghelpac è legato al suo corso nel settore di Cesuna, occupato nel 1918, dai soldati britannici. In particolare Ghelpac Park era il nome dato alle trincee più avanzate, situate dove cessava la strada sterrata proveniente dal Boscon, poco dopo un incrocio (Pelly Cross). Il sistema avanzato inglese continuava nel Buso di Cesuna, inflettendosi nella zona delle attuali cave di marmo. Qui, il 15 giugno 1918, gli austriaci riuscirono a sfondare le linee inglesi tenute dal I\V battaglione del regg. Gloucester. Un contrattacco inglese ed ... alcune cantine di rhum trovate in trincea frenarono l’avanzata imperiale, determinando il fallimento dell’attacco.
torna all'elenco
Interrotto (monte)
Il Forte InterrottoEra sede di una caserma attrezzata (detta impropriamente forte) a scopo difensivo. Il monte fu travolto durante l’offensiva austriaca di primavera 1916 ed abbandonato dagli italiani il 27 maggio 1916. Per tutto il resto della guerra rimase in mano austriaca, come osservatorio e sede di batterie di cannoni. Il “forte” fu distrutto dalle cannonate italiane (e britanniche nel 1918).
torna all'elenco
Kaberlaba (monte)
Il monte, diventato un caposaldo di prima linea dopo il maggio 1916, venne attaccato il 7 giugno dagli austriaci e difeso da reparti del 205º Lambro e del 5º bers.cicl. Una falla venne tamponata dai ciclisti con perdite gravissime (238 dispersi) che impediscono agli austriaci di sfondare verso monte Torle. Il giorno successivo contrattaccava la brigata Piemonte, senza riuscire a ricacciare gli austriaci insediati vicino alla cima. Nel 1917 nessun combattimento importante coinvolgeva il settore del Kaberlaba, così come l’anno successivo, quando faceva parte del settore britannico.
torna all'elenco
Lemerle (monte)
Monte martoriato nel mese di giugno 1916 e sede di unità inglesi da aprile 1918, ebbe il battesimo del fuoco il 6 giugno 1916. Davanti a monte Lémerle gli austriaci schierarono otto btg. (gruppo Greger). L'attacco fu poderoso e colpì mentre la 32ª div. italiana veniva avvicendata dalla 33ª (Liguria e Forlì). Nella confusione però il Lémerle rimase italiano; 700 gli austriaci morti nel sanguinoso tentativo di conquistarlo. Il 10 giugno 1916 alle 4.30 di notte gli austriaci ripresero il bombardamento del Lémerle facendo seguire un secondo attacco del 101º e del 20º Sch. Il monte cadde difeso strenuamente dai fanti della Forlì e della Piemonte. Alle 14 i fanti della Forlì ripresero la vetta contesa (le due brigate italiane lamentano a sera 1260 uomini fuori combattimento). Infine il 15 giugno 1916 riprese, dalle 6 alle 7, il violentissimo bombardamento austriaco. L'assalto fu rapido ma infruttuoso nonostante una nuova crisi sul Lémerle dove un contrattacco della Trapani ristabiliva le precarie linee. Il 16 giugno la Forlì tentava un contrattacco al Lémerle, quando alle 5.30 riprende il bombardamento austriaco che sovrastò quello avversario. L'attacco italiano si bloccava così, prima di partire. Alle 8 gli austriaci attaccarono e rioccuparono la vetta del Lémerle, contemporaneamente ad un'azione dimostrativa portata dai bersaglieri dell'8º btg. di marcia coi btg. 24 e 46 del 5º regg. contro le posizioni avversarie. I bersaglieri rinunciavano a riprendere il monte dopo aver perduto 180 uomini. Il successivo arretramento del fronte italiano lasciava il monte in terra di nessuno sino alla riconquista, dopo il ripiegamento austriaco.
torna all'elenco
Lisser (forte)
Opera corazzata che faceva parte dello sbarramento del Brenta, moderna e dotata di mitragliatrici in torretta a scomparsa e quattro pezzi in cupola girevole, non fu disarmata nel 1915. Durante la battaglia delle Melette appoggiò la difesa italiana del Fior, ma fu ridotto al silenzio l’8 giugno 1916. Nel 1917 fu sede di batterie di artiglieria. Evacuato nella ritirata di novembre fu rioccupato dagli assaltatori austriaci prima del crollo del fronte delle Melette.
torna all'elenco
Longara (monte)
Durante l’offensiva austriaca del 1916, il monte, senza trincee, era perduto il 30 maggio, nonostante la difesa strenua dei reparti alpini dei battaglioni Monviso e Val Maira. Il monte veniva rioccupato dagli italiani della Sassari nelle serata del 25 giugno. Indi veniva attrezzato per diventare il caposaldo principale della linea di massima resistenza italiana. Il 10 novembre 1917, con la caduta di Gallio e del Ferragh, una caotica situazione sul Longara, perno della linea difensiva, fecero temere una puntata austriaca allo sbocco della Val Frenzela. A sera contrattaccarono il btg. Ma. del V bers. con il XVI btg. d'assalto riprendendo le trincee orientali di monte Longara. Il giorno 11 un gruppo misto d’assalto austriaco attaccò alle 20.30 di sera, ma fu respinto. La lotta continuava da due giornate e, purtroppo, a sera del 12 novembre, la perdita del Longara fu definitiva, causando la crisi del dispositivo difensivo italiano. L’attacco concentrico austriaco portato dai regg. 17 e 27 assieme al gruppo Tschan (Kaiserjäger) ebbe ragione dell'ultima resistenza di una comp. del Verona, una comp. del 157º Liguria e del III/77 Toscana. Tutto si concluse con la prigionia per 300 italiani.
torna all'elenco
Lozze (monte)
Caposaldo della linea principale italiana dell’Ortigara, tra le sedi di comando della Cima delle Saette e della Campanella, fungeva da ottimo osservatorio dirigendo i tiri di artiglieria. Dal Lozze si dipartivano i principali camminamenti colleganti le linee avanzate del vallone di Pozze e dell’Ortigara con le retrovie logistiche.
torna all'elenco
Magnaboschi (monte)
All’ingresso della Val Magnaboschi, tra i monti Zovetto e Lemerle a sud di Cesuna, la linea italiana di giugno 1916 correva in prossimità di una malga alpina: la Casera Magnaboschi. Il 4 giugno, in piena battaglia tra Cengio e Cesuna, in quel luogo si apriva un varco che poteva rendere pericolosa una penetrazione austriaca. L’iniziativa di un battaglione di marcia dei Granatieri e di un battaglione bersaglieri ciclisti valse ad arrestare l’infiltrazione, grazie ad una energica resistenza; oggi ricordata da una lapide posta prima del cimitero italiano. A sera del 16 giugno 1916 gli austriaci si infiltrarono di nuovo nel punto di collegamento della brigata Liguria con la Forlì in Val Magnaboschi, oltre la Casera. Due comp. della Liguria erano accerchiate e catturate. I comandi superiori arretravano così la brigata sul Magnaboschi abbandonando lo Zovetto. Zovetto e Lèmerle rimanevano in terra di nessuno. Il fronte bellico si sposterà nuovamente a Cesuna nel 1918. Dietro la Casera Magnaboschi sarà costituito un centro per truppe di riserva e sanitario inglese chiamato Handley Cross.
torna all'elenco
Meletta di Gallio e monte Zomo
La Meletta di Gallio ricevette il battesimo del fuoco nei primi giorni di giugno 1916. Un attacco austriaco portato dal 27º regg. fanteria stiriano ebbe allora ragione di avanguardie alpine e di fanteria là schierate. Durante il ripiegamento italiano di novembre 1917 un attacco notturno austriaco, sulla Meletta di Gallio, impegnava duramente la brigata Regina che contrattacca vigorosamente, senza poter impedire una lieve progressione avversaria. Il 15 novembre gli imperiali attaccavano all'alba la quota 1696 di Meletta Davanti ma il btg. alpini Baldo resistette. Alle 11 un forte bombardamento scosse lo Zomo. Dopo le 16 si rinnovarono gli attacchi austriaci creando un varco tra il 9º regg. della Regina ed il Baldo. Il costone di Meletta sulla Val Miela fu allora occupato da reparti d'avanguardia austroungarici dei regg.. Kaiserjäger tirolesi e da elementi stiriani. Alpini e fanti italiani ripiegarono in Val Miela. Il giorno seguente proseguiva il bombardamento contro lo Zomo. La linea era tenuta a destra da due comp. del 77º Toscana con due compagnie mitraglieri. Al centro, sullo Zomo, stavano 1 comp. del 158º Liguria, altre due del 77º e due comp. del 157º di rincalzo. L'attacco imperiale allo Zomo scattava alle 19 con un primo successo, dopo alterne vicende. Il col. Bussi della Liguria condusse il contrattacco con le comp. 2ª e 6ª del 157º contro i tirolesi del 2º regg. Kaiserjäger. (200 morti austriaci lasciati sul terreno). Lo Zomo resisteva per quanto in crisi. Il 17 novembre 1917 gli italiani riconquistavano monte Zomo, cima più volte contesa, dove per quattro giorno resistettero gli alpini del Cervino. Ma il giorno 4 dicembre 1917 l'attacco austriaco contro le Melette si svolse rapido e violento. I presidi italiani della Meletta di Gallio furono i primi a cadere. Isolati reparti italiani resistettero in Val Miela, sullo Zomo e sulle pendici della Meletta di Foza sino al 5 dicembre, allo scopo di consentire la ritirata della 29ª divisione in evidente difficoltà. Poi anche lo Zomo veniva abbandonato.
torna all'elenco
Melette di Foza
Il complesso anfiteatro (con la platea rappresentata da malga Lora e le gradinate dalle cime Badenecche, Tondarecar, Castelgomberto, Torrione, Fior, Spil e Miela) fu teatro di cruente battaglie tra il 1916 ed il 1917. La prima battaglia delle Melette ebbe luogo tra il 5 giugno 1916 e l’8 dello stesso mese, coinvolgendo austriaci dei regg. 27 e bosniaco n. 2 contro i battaglioni alpini del gruppo Stringa (Morbegno, Monviso, Argentera e Val Maira). Il primo attacco alle Melette portato dal 27º regg. di Graz era respinto, il 5 giugno, dagli alpini e dai sardi della Sassari. Il giorno successivo, con un tempo freddo, piovoso e nebbioso, toccava al 2º regg. bosniaco attaccare le Melette. L'artiglieria imperiale tuttavia non riescì, causa la nebbia, a dirigere bene i tiri e l'attacco falliva (203 morti austriaci sul terreno). Il 7 giugno 1916 i bosniaci avanzarono di nuovo ed alle 20.45 cadeva la vetta più elevata: monte Fior. Si combattè tutta la notte con gli italiani aggrappati alla linea Castelgomberto - Miela - Spil. L’8 giugno il fiancheggiante forte Lisser era ridotto al silenzio. Nel pomeriggio gli stiriani occupavano il monte Castelgomberto con gli italiani arroccati sul Tondarecar. In quattro giorni di accanita battaglia gli italiani persero 200 morti, 980 feriti, 527 dispersi mentre gli austriaci 200 morti e 700 feriti. La seconda grande battaglia delle Melette ebbe i suoi prodromi sin dal 13 novembre 1917 quando sul monte Castelgomberto reparti del 10º regg. italiano respingevano per la prima volta forti attacchi nemici. Cedeva in quell’occasione il collegamento con la contigua linea del massiccio, a malga Slapeur, dove si ritirarono i fanti del III/9º. A monte Lisser, intanto, gli austriaci avevano occupato le posizioni di vetta costringendo gli alpini del Baldo e del Vestone a ritirarsi. Il 14 novembre proseguirono continui i combattimenti sul massiccio delle Melette. Reparti delle brigate Perugia e Regina resistevano agli assalti austriaci sui monti Castelgomberto e Fior. Una irruzione austriaca alla selletta Stringa veniva contenuta da una compagnia del 10º regg. tuttavia la posizione del Torrione cadeva in mano avversaria. Il 16 novembre 1917 ennesimi attacchi a monte Fior (contrattacco del btg. alpini Cervino che impegnava gli austriaci costringendoli a rallentare l'avanzata). Vi fu una forte resistenza italiana (alpini del Dora e Cuneo) a malga Le Fratte nonché sul Castelgomberto dove 70 austriaci furono fatti prigionieri. Il 18 novembre 1917 il IX btg. d'assalto italiano riprendeva il Torrione di monte Fior catturandone i difensori. La difesa tenace italiana sul massiccio delle Melette ora si concentrava sui monti Tondarecar, Badenecche e Fior battuti da forte fuoco di artiglieria, sino al 1 dicembre. Tale data segnò l’inizio di un continuo bombardamento austriaco contro le posizioni italiane delle Melette e del Sisemol. Il 3 dicembre il bombardamento austriaco ora si intensificava sino a giungere all'efficacia del tiro di demolizione; vi fu pure un notevole bombardamento con granate a gas. La grande battaglia ebbe inizio il 4 dicembre. Cedettero in rapida successione i presidi italiani della Meletta di Gallio, del Tondarecar, del Badenecche, dello Spil e alla fine del Castelgomberto. Tutta la linea italiana ripiegò disordinatamente, tra il 4 ed il 6 dicembre. Le perdite del XX e del XXII corpo italiano dei giorni 4 e 5 assommarono a 700 ufficiali, 18000 soldati (di cui 14000 prigionieri) ovvero il 75 % della 29ª divisione. Perduti anche 81 pezzi, più di 200 mitragliatrici, 400 bombarde, materiali e depositi di Foza.
torna all'elenco
Mina della Botte
Il luogo reca i segni di una grande esplosione (la mina) avvenuta durante il periodo bellico. La dislocazione dei reparti austriaci nel conflitto (vi stava il reggimento bosniaco n. 2) suggerisce la possibilità di una esplosione casuale in un grosso deposito di esplosivi, data la vicinaza di nuemrose batterie medie e pesanti.
torna all'elenco
Mosciagh (monte)
L’importante caposaldo della linea difensiva italiana fu perduto durante l’offensiva austriaca di maggio. Il 26 maggio pattuglie austriache attaccarono la brigata Catanzaro sul Mosciagh occupandolo alle 7 del mattino (un contrattacco alle 19 per riprendere il Mosciagh falliva nel panico. Furono numerosi i prigionieri italiani). Contro la vetta si infransero veementi contrattacchi italiani nel luglio 1916, forieri di gravi lutti e nessun risultato. Nei successivi anni di guerra il monte fu importante centro di retrovia immediata e sede di numerose batterie austriache di artiglieria. Fu attaccato anche nel giugno 1917, durante le operazioni fiancheggianti la battaglia sull’Ortigara, senza alcun successo italiano.
torna all'elenco
Ortigara
Monte Tristemente noto per la grande battaglia del 1917, ebbe il battesimo del fuoco nel luglio 1916. La prima delle battaglie risaliva al 6 luglio 1916 quando due colonne alpine attaccarono la vetta rocciosa (a destra verso passo di Val Caldiera il Sette Comuni, Cenischia, Monviso, a sinistra verso il Campigoletti Argentera, Bassano, Morbegno e Saccarello). Nessun risultato confortò tale sforzo. Il 22 luglio 1916 iniziava la seconda battaglia dell’Ortigara con l’assalto, alle 14, dei btg. Verona, Sette Comuni, Baldo, Bassano e Morbegno (gruppo Stringa). La terribile lotta durò tutta la notte. Il giorno dopo, alle 4. 30, riprese l'avanzata degli alpini che il giorno precedente avevano solo avvicinato le linee avversarie. L'attacco continuò sino alle 3.30 del 24 luglio senza la conquista del monte. La grande battaglia del 1917 iniziava alle 5 del mattino del 10 giugno con un possente bombardamento italiano su tutto il fronte nord dell'altopiano di Asiago. Le truppe alpine scattarono alle 15 con le punte avanzate della colonna Di Giorgio (prima ondata btg. Bassano, Sette Comuni, Baldo, Verona - seconda ondata btg. Clapier, Arroscia, Ellero, Mercantour). La discesa del Vallone mieteva molte vittime tra gli alpini del Bassano e del Sette Comuni. Gli alpini del Bassano attaccarono di slancio il passo dell'Agnella portandosi con una ardita ascesa in roccia sino alle posizioni di quota 2003. Qui i Feldjäger austriaci del XX battaglione, schierati a difesa, lottarono accanitamente ma alla fine furono costretti a cedere. Dalla quota occupata partirono squadre del Baldo all'attacco di quota 2101; l’attacco era rinforzato da alpini dell'Ellero, Clapier e dai pochi superstiti del Bassano. La seconda quota era al fine occupata e gli austriaci del 59º regg. salisburghese si ritirarono. La cima principale dell'Ortigara, q. 2105, rimase in mano austriaca, difesa anche dalle riserve del IV/14º regg. di Linz ed al XXIII Feldjäger. A sud il Mondovì occupava il Corno della Segala importante caposaldo nella zona del Campigoletti. Rinforzi ottenuti dal Vestone e dal Ceva permisero di resistere ai contrattacchi del VII Feldjäger. Il Vestone ed il Bicocca tentarono l'assalto al Costone dei Ponari partendo dal Vallone dell'Agnellizza; gravissime le perdite tanto che il Vallone fu ribattezzato "della Morte". L’11 giugno 1917 ci fu la seconda giornata di tormentati assalti italiani contro quota 2105, preceduti da un violento bombardamento di artiglieria. Alle 16 si lanciarono all'attacco del monte gli alpini del Sette Comuni e del Verona. Sulla destra i decimati (dall'attraversamento del Vallone allo scoperto) btg. Spluga e Tirano attaccarono in direzione del passo di Val Caldiera. Attacchi inutili e con perdite gravi come quelli dell'Arroscia e del Mercantour contro i Ponari. Due giorni dopo rimasero infruttosi alcuni contrattacchi austriaci contro le posizioni perdute di quota 2101. Diversamente, il 15 giugno, gli austriaci tentarono un attacco più organizzato. L’operazione "Anna", attacco austriaco di assaltatori, doveva essere portato dal 14º btg. assalto e da squadre del 17º e del 59º Rainer, per la completa riconquista dell'Ortigara. Gli italiani (Ellero e Clapier che avevano appena avuto il cambio da Spluga e Tirano) si difesero con ordine respingendo il tentativo. Il 17 giugno 1917 toccava agli alpini del Val Dora attaccare la colletta dell'Ortigara. Una penetrazione nelle prima linea austriaca venne tuttavia respinta con gravi perdite. Due giorni dopo gli italiani attaccarono di nuovo la cima. In un attacco contemporaneo (alpini contro quota 2105 con il Verona ed il Sette Comuni che occupavano il pianoro della vetta, mentre lungo il Costone dei Ponari avanzavano Saccarello, Stelvio, Valtellina. Fanteria della Piemonte, sulla destra italiana, con gli alpini del Dora, Baldo e Bassano allargarono l'occupazione) il monte fu occupato. Gli austriaci contrattaccarono il 25 giugno 1917 con un’operazione di assaltatori, nota come (operazione Wildbach) condotta da pattuglie d'assalto armate anche con lanciafiamme. Le posizioni occupate dagli italiani sul massiccio furono tutte riconquistate dagli austriaci. Il bilancio dell'offensiva fu fallimentare. La sola 52ª div. alpina italiana lamentò la perdita, tra morti, feriti e dispersi, di 12.633 soldati. Il 26 giugno 1917 la battaglia continuava con la ricattura di quota 2003 da parte di 70 alpini del Cuneo. Tuttavia il 29 giugno gli alpini furono costretti anche a sgomberare il passo dell'Agnella dopo un attacco a sorpresa di una pattuglia di esploratori austriaci.
torna all'elenco
Porta Manazzo
Insellatura posta dietro la vecchia cima confinale (Manderiolo) che era sede di numerose batterie. Nel maggio del 1916, difesa da un battaglione della brigata Lambro, fu abbandonata nella ritirata del 22, non senza combattere. Nel pomeriggio del 20 maggio un centinaio di Landesschützen tirolesi al comando del ten. Enrich si erano arrampicati sulle pendici di Manderiolo sorprendendo alle spalle il presidio di Manazzo e reparti dislocati a Campo Manderiolo. A sera ridiscesero a valle senza sfruttare il colpo di mano.
torna all'elenco
Portule cima e Bocchetta
Cima Portule (detta dagli austriaci Kempel) e la Bocchetta (piccola sella al termine della carrareccia di cima Larici) dovevano costituire il punto invalicabile della linea di resistenza italiana. La Bocchetta era anche sede di una batteria di cannoni da 120 mm in caverna, trasformata con l’occupazione austriaca, in una stazione di smistamento idrica. Portule entrava in crisi dopo l’attacco austriaco di maggio 1916. Il 23 maggio 1916 alle ore 10 una compagnia di Schützen del gruppo Ellison ed un reparto di alta montagna travolgevano truppe territoriali su Pòrtule, respingendo anche attacchi dei fanti della brigata Alessandria accorsi a sostegno. Nel pomeriggio la nuova linea austriaca a Portule era rinforzata da due btg. di Schützen, mentre anche le cannoniere della Bocchetta sono neutralizzate con la cattura dello stanco presidio, dopo tre notti insonni. A sera tutta la linea di Portule era perduta dagli italiani. Il gruppo Gleyeses, inviato a sostegno dell’importante linea, sceso sfiduciato a valle, trovò un nuovo contrordine che intimava di risalire a Portule. Vi arriveranno alle 5 di mattina senza riposare. Alle 23 del 24 maggio cessava ogni speranza italiana di riprendere la Bocchetta.
torna all'elenco
Rasta (monte)
Dopo la conquista del maggio 1916 gli austriaci attrezzarono il colle prativo come una piccola ridotta fortificata. Era infatti un importante collegamento tra la linea imperiale montana e la Val d’Assa. Il monte fu attaccato dagli italiani nel luglio 1916, durante le operazioni controffensive sull’altopiano, quando ancora non era diventato un fortino attrezzato. Il 2 luglio 1916 ci fu il primo attacco italiano contro monte Rasta con gravi perdite e risultati nulli. Il secondo attacco al monte avviene il 10 luglio con inutili bagni di sangue. Solo la brig. Spezia perderà 1364 uomini. Durante i successivi anni di guerra il monte sarà oggetto di attacchi diversivi da parte degli italiani ma resterà sempre in mano austriaca.
torna all'elenco
Roccolo Cattagno
Importante centro logistico italiano in Val di Campomulo. Nel 1916 fu sede di un deposito del genio e di uno per munizioni d’arma portatile, nonché di un magazzino viveri. Qui fu attrezzato l’ospedaletto campale n. 169, il più avanzato del settore Ortigara, diretto dalla sezione di sanità n. 28 con sede a Pagarloch. Dal roccolo fu costruita una strada per autocarri che recava al deposito di corpo d’armata di Campo Spa, in Marcesina, principale sede di trasporti. Tutto il settore logistico di Campomulo fu trasferito a sud di Gallio (Campo Mezzavia), dopo la ritirata di novembre 1917.
torna all'elenco
Rotondo (monte)
Il caposaldo della linea di difesa austriaca, attrezzato sin dal luglio 1916, diverrà famoso per i reiterati assalti della brigata Sassari. Nel 1917 una mina italiana ne scosse le viscere, fatta brillare per favorire l’attacco del 10 giugno (battaglia dell’Ortigara).
torna all'elenco
Val Bella (monte)
Il toponimo comparve per la prima volta nei bollettini di guerra dopo la battaglia delle Melette del 1917. In quell’occasione gli austriaci avevano costretto le truppe italiane a ripiegare su una linea del tutto nuova che, prima di scendere in Val Brenta, si appoggiava alle alture dell’Echar, Valbella, Col del Rosso ed Ecchele.Il 23 dicembre 1917 le divisioni italiane 57ª e 2ª vennero attaccate da reparti del III corpo austriaco e del gruppo Kletter. Gli imperiali sfondavano la linea occupando Valbella e proseguendo oltre monte Melago. La rivincita italiana fu preparata per gennaio 1918. Il 28 gennaio alle 6.30 inizivaa il tiro di preparazione (a gas in Frenzela e Val Miela) con il movimento di tre colonne di bersaglieri del 5º regg. Alle 9.30 la colonna di sinistra (14 btg.) attaccava da Valbella verso Stenfle senza esito. Appostati alle pendici del monte i bersaglieri di Valbella rimasero in attesa sino alle 16, quando il 14º bers. Tentò di nuovo l'avanzata. Ancora una volta respinti essi dovettero ripiegare alle 17. A sera, con il I/158 Liguria di rinforzo, il comando passava al gen. Piola Caselli. Il 29 gennaio Piola Caselli ordinò l'attacco a Valbella con tre colonne: a sinistra la colonna Mozzoni (una comp. del IV assaltatori con il 61 bers. reparti del 14º btg. bers. e due comp. mitr.), al centro la colonna Besozzi (il 16 rep. ass. con parte del 66 bers.), a destra la colonna Ricciardi (una comp. del IV ass., il 54 bers. e nuclei dei btg. 24 e 72). Tra le 9.30 e le 10 uscirono dalle trincee i fanti piumati e dopo tre ore di combattimento occuparono la vetta del monte. Il presidio italiano del monte dovette respingere attacchi di pattuglie austriache sino a tutta la prima decade di febbraio. Nel corso della battaglia di giugno 1918 Valbella fu aggredito, alle 7 del 15 giugno, dagli austriaci del VI cda (18ª div. e 42ª Honvéd). Gli assaltatori investirono la linea italiana tra cima Valbella e casera Melaghetto, sfondando, e puntando a sud verso la ridotta di Costalunga. Il contrattacco italiano inizia il 28 giugno con un tiro di distruzione contro Col del Rosso e Valbella. Il giorno seguente, alle 5.30, un gruppo formato da un btg. del 9º fanteria Regina, una comp. di bersaglieri e due della Legione ceca attaccarono Valbella, prendendolo d’impeto. In tutta l’operazione l’Austria perse circa 2000 prigionieri, 51 mitraglie e 4 cannoni mentre gli italiani soltanto 552 soldati di cui 82 cecoslovacchi.
torna all'elenco
Val d’Assa
La principale via di comunicazione italiana tra Asiago ed il confine di stato fu utilizzata dall’esercito sabaudo sino a maggio 1916, data in cui fu occupata dagli austriaci. Lungo il suo snodarsi tra i boschi esistevano punti di riferimento di notevole importanza, sedi di comandi e di servizi. In alto, al confine di stato, l’osteria del Termine, era centro operativo della 34ª div. italiana , in mezzo l’osteria del Ghertele, era sede operativa di controllo per la linea di Portule (fu il punto di concentramento dei primi rinforzi italiani dopo il 20 maggio 1916), in basso la Tagliata di Val d’Assa, era un’antica fortezza a sbarramento stradale dotata di cannoni. Essa fu fatta saltare dai genieri italiani nella ritirata del 1916 e definitivamente distrutta dagli austriaci, cui le sue macerie avevano rallentato l’avanzata.
torna all'elenco
Val Galmarara
Dopo il maggio 1916 divenne il maggior centro logistico e sanitario austriaco, servendo tutte le truppe di stanza tra il monte Forno ed l’Interrotto. La strada (una delle poche esistenti all’epoca) fu il catalizzatore per la nascita di un piccolo villaggio di retrovia, collegato al centro più importante di Camporovere e Vezzena (strutture cui faceva capo anche l’insediamento di Campo Gallina).
torna all'elenco
Verena (monte e forte)
Il monte era un importante centro per batterie di artiglieria, il cui tiro era diretto contro il fronte di Vezzena. L’omonimo forte, armato con quattro cupole girevoli e temuto dagli austriaci, venne messo fuori combattimento da un pesante colpo di granata, il 12 giugno 1915, che causava la morte di 44 artiglieri. L’evento determinava l’ordine del comando italiano del 2 di luglio 1915, che stabiliva il disarmo dei forti situati nel campo di tiro austriaco. Il forte (ed il monte) fu occupato dalle truppe austriache il 22 maggio 1916, tra pirotecnici festeggiamenti fatti con l’uso di traccianti luminosi.
torna all'elenco
Verle (forte)
Era parte della cintura di ferro austroungarica ed armato con quattro obici da 100 mm montati in cupola corazzata girevole. Sconvolto dai colpi italiani, nei primi mesi di guerra, fu sempre riattato grazie al lavoro del proprio personale. La vita di guerra nel forte, tra maggio e giugno 1915, ci è stata tramandata nel racconto di Fritz Weber, uno degli ufficiali austriaci presenti all’epoca.
torna all'elenco
Zebio (monte)
Lo Zebio, grazie alla sua posizione centrale nella linea austriaca acquisita dopo il maggio 1916, fu un caposaldo importantissimo. Per tale motivo venne attrezzato alla difesa con sistemi sotterranei di gallerie e caverne ricovero. Occupato dagli austriaci il 29 maggio del 1916, dopo il ritiro della brigata Catanzaro, il monte fu attrezzato alla difesa nel mese di giugno. Il 27 del mese, infatti, già le prime avanguardie italiane ne attaccarono le linee ancora precarie. Gli italiani persero moltissimi uomini nel tentativo di riprendere il monte, nel corso delle battaglie di luglio. Tutti gli attacchi delle brigate Sassari e Piacenza, nel suo settore sud, ebbero esiti infelici se si eccettua l’occupazione del pianoro semicircolare, posto sotto la quota di guerra (ex casera Zebio), avvenuta il 6 luglio 1916. Il mantenimento di una posizione così avanzata doveva costare molte vite umane e portare a scarsi vantaggi. Nella notte del 6 agosto gli austriaci fecero brillare una mina con lo scopo di riprendere il terreno perduto un mese prima. Il loro attacco falliva. Si combatté per tutto agosto, anche con gas asfissianti, con grave logorio delle truppe della Sassari. Una teleferica italianaIn settembre un rinnovato assalto austriaco era respinto dai fanti della Perugia, mentre in ottobre gli italiani riuscivano a prendere la sua quota 1603 (detta Lunetta). La posizione verrà poi abbandonata, in seguito a contrattacchi austriaci, rimanendo “terra di nessuno”.L’8 giugno 1917 scoppiava alle 17.30 una mina italiana accesasi intempestivamente, forse per un fulmine, durante un temporale. 120 soldati italiani persero la vita vicino alla posizione citata (Lunetta di monte Zebio). Lo scoppio doveva avvenire prima dell’attacco previsto in occasione dell’inizio della battaglia dell’Ortigara, che iniziava il 10 giugno 1917. Sullo Zebio reparti della Pesaro (I/239) si lanciarono contro casera Zebio Pastorile, altri della Catania (I e II/145 in quattro attacchi alle 15.20 e 16.30, 20.15 e 21) contro la cima del monte, altri della Veneto (I/255 e poi II/255) contro quota 1603. Tutti furono respinti dalle mitragliatrici austriache. Il 19 giugno, durante la seconda ondata d’assalto, vi furono gravi perdite italiane e la sola 13ª div. perse 1636 effettivi in vani attacchi contro monte Zebio.
torna all'elenco
Zingarella (monte)
Il monte che domina la Val Galmarara non fu quasi mai investito direttamente dagli attacchi di fanteria. Dopo l’occupazione austriaca avvenuta nel maggio 1916 fu attrezzato per la difesa della linea invernale e protetto dai capisaldi laterali di monte Forno, Zebio e di monte Colombara, con i quali divise tutti i combattimenti del 1916 e del 1917. Fu sede importante di centri di comunicazione e di depositi, poiché era difficile da attaccare data la natura impervia del suo terreno. Nonostante tutto, numerose brigate italiane (Perugia - Acqui - Benevento - Catania) tentarono di occuparlo, con perdite gravissime sia nel luglio 1916 sia nel giugno 1917.
torna all'elenco
Zovetto (monte)
Il monte, investito dall’offensiva austriaca del 1916, fu preparato alla difesa dal 29 maggio 1916. Nei primi giorni di giugno le sue linee furono importanti punti di tenuta per tutte le scaramucce che si sviluppavano di fronte (sul Busibollo) e di fianco (sul Lemerle). Il 15 giugno 1916, dalle 6 alle 7 del mattino il monte prativo fu scosso da un violentissimo bombardamento austriaco. L'assalto austriaco colpì rapidamente ma la tenace resistenza della Liguria ne salvò le sorti. Il giorno seguente riprendeva il forte bombardamento austriaco. Alle 10 un primo attacco imperiale venne respinto dalla Liguria. Seguì alle 13.30 il secondo attacco austriaco, di nuovo respinto dalla stessa brigata. A sera gli austriaci si infiltrarono nel punto di collegamento della Liguria con la Forlì in Val Magnaboschi. Due compagnie della Liguria furono accerchiate e catturate, costringendo i comandi ad arretrare la brigata sul Magnaboschi, abbandonando lo Zovetto. Il monte, rimasto in terra di nessuno verrà occupato dagli austriaci il 18 giugno. Di lì gli imperiali tentarono un nuovo attacco, respinti sino a notte inoltrate da truppe della brig. Padova. Il 24 giugno gli austriaci si ritirarono sullo nuove linee e lo Zovetto fu rioccupato dagli italiani. Nel 1918 il monte fu importante elemento di collegamento tra il settore inglese ed quello del Cengio, senza mai essere investito da attacchi diretti austriaci.
torna all'elenco
ag
Fonti:
Archivio Ufficio Storico Stato Maggiore Esercito (AUSSME), fondo E1 racc. 11 - fondo E2 racc. 50
Museo italiano della guerra di Rovereto (Tn)
K.u.K. Infanterie Regiment nr. 17, 1914 - 1918,H.M.S.O
Official history of the war, Sir. James E. Edmonds and al.,
- Military operations Italy 1915-1919, London, H.M.S.O. 1949
K.u.K. Generalstab
Ministero della Guerra, Ufficio Storico,
L'Esercito italiano nella Grande Guerra (1915-1918),
- vol. II (operazioni del 1915)
- vol. III (operazioni gennaio-giugno 1916) - documenti e narrazione, Roma, Libreria dello Stato 1929 Österreichischen Kriegsarchiv hrsgbn. vom, Österreich-Ungarn Letzter Krieg 1914-1918, Wien, Verlag der Militärwissenschaftlichen Mitteilungen 1930-38 band I-VII
S.H.A.T.Les Armées Françaises dans la Grande Guerre,
- tomes VI e VII, Paris, Imprimerie Nationale, 1935
Si ringraziano:
Giancarlo Albertin
Dott. Romano Canalia