La Grande Guerra 1914-1918

 

 

LA GUERRA BIANCA

INTRODUZIONE ALLA GUERRA BIANCA
LE ORIGINI DELLE TRUPPE ALPINE ITALIANE
LE GALLERIE NEL GHIACCIO DELLA MARMOLADA
COME SI COSTRUISCE UNA TELEFERICA

LA GUERRA BIANCA IN ADAMELLO
si ringrazia sentitamente il Museo della Guerra Bianca in Adamello 1915-1918

Inquadramento storico della guerra sull’Adamello

In Alta Valle Camonica il confine tra l’Italia e l’Impero Austro-Ungarico tagliava trasversalmente le imponenti catene montuose dell’Ortles-Cevedale e dell’Adamello Presanella. Seguendo la linea di cresta proveniente dalla dorsale S.Matteo - Punta Vallumbrina, il tracciato toccava: Corno dei Tre Signori, Montozzo, Albiolo, Passo dei Contrabbandieri, Cima Casaióle, Cima Le Sorti per scendere al Passo del Tonale. Superata la sella saliva sulla cresta dei Monticelli Orientali, Passo del Monticello (oggi Passo Paradiso), Castellaccio, Punta e Passo Lagoscuro, Monte Mandrone. Da qui tagliava il ghiacciaio omonimo per portarsi oltre il Passo della Lobbia Alta, Cresta Croce, Monte Fumo seguitando lungo la catena delle Levade fino nella Valle del Caffaro. La distribuzione difensiva italiana in Alta Valle Camonica faceva capo al grande “Sbarramento del Tonale” che, sul suo fianco sinistro, si identificava nel più ridotto “Fronte del Montozzo”, anello di congiunzione con le linee fortificate dello Stelvio.

Val Genova - Stazione Teleferica AustriacaAllo scoppio delle ostilità i comandi militari, di entrambi gli schieramenti, non erano preparati ad affrontare una guerra tipicamente “alpina”, cioè di alta montagna e a quote di oltre 3.000 metri. Con il passare dei mesi dovettero rendersi conto che la guerra, nella quale si erano avventurati, era totalmente diversa rispetto alle precedenti, nuova per la logistica e per la vastità e la morfologia del territorio. Andavano perciò studiate nuove strategie capaci di adattarsi ad esigenze sempre più diversificate, inventando ogni giorno accorgimenti che, al di là di quanto prescritto nei manuali, potessero meglio calarsi nella realtà quotidiana.
Le prime linee italiane dello “Sbarramento del Tonale” furono comunque costruite e fortificate in previsione di una guerra tipicamente difensiva. Le disposizioni del Comando Supremo stabilivano infatti che sul fronte Trentino fossero effettuate, ove necessario, solo piccole azioni offensive al fine di occupare posizioni più facilmente difendibili, che consentissero alle truppe italiane di attestarsi in luoghi più facilmente accessibili e rifornibili.

Alla luce di queste considerazioni vennero impartite precise disposizioni affinché, a rincalzo della prima linea, fossero realizzate una serie di linee arretrate che dovevano entrare in funzione in caso di sfondamento di quella principale al Passo del Tonale. Diversi sbarramenti difensivi vennero così costruiti sulle dorsali che, lungo il solco dell’Oglio, si diramano perpendicolarmente al suo asse.
La prima delle linee arretrate, si attestava tra la Malga Previsgai e la Bocchetta di Val Massa sopra l’abitato di Villa Dalegno ed era collegata, sull’opposto versante, con il Forte di Corno d’Aola a monte di Ponte di Legno. Il forte, unico italiano presente sul fronte dell’Adamello, doveva constrastare i cinque forti austriaci posizionati oltre la linea di confine, all’inizio della Val di Sole: i forti Strino, Velon, Mero, Saccarana o Tonale e Presanella o Pozzi Alti dislocati, secondo il principio della disposizione a tenaglia e della difesa reciproca, sugli opposti versanti della valle.

Alpini davanti al Rifugio GaribaldiLa motivazione della vasta distribuzione delle opere militari difensive, soprattutto da parte italiana, è da far risalire ai due principali criteri dell'epoca per la conduzione della guerra in montagna, secondo i quali era necessario il possesso delle cime per garantire il possesso delle valli e la difesa doveva avvenire su più linee  successive da abbandonare progressivamente a seguito di un eventuale sfondamento avversario della prima linea.

Questi due principi portarono a sviluppare sanguinosi quanto inutili attacchi contro cime poi rivelatisi non tenibili e non difendibili, inoltre la realizzazione di tre o quattro linee difensive contemporaneamente toglieva energie per la realizzazione di una vera prima linea forte disperdendo i reparti in estenuanti lavori dal valore tattico piuttosto scarso.

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Cofanetto La Grande Guerra 1914-1918

Le tappe della “Guerra Bianca”

Al momento della dichiarazione di guerra dell'Italia, l'Austria si trovava da quasi un anno impegnata in pesantissimi scontri sul fronte Russo - in Galizia -,  le migliori truppe imperiali erano state decimate durante le numerose offensive e la disponibilità di soldati da dedicare al nuovo fronte era assai limitata.

All'alba del 24 maggio 1915 per la difesa del confine tirolese gli austriaci potevano contare quasi esclusivamente sugli StandSchuetzen ovvero civili al di fuori delle fasce di età della leva iscritti ai poligoni di tiro e quindi esperti tiratori che, raggruppati rapidamente in reparti militarizzati, andarono a formare quel velo difensivo che seppe resistere con coraggio ed abnegazione, grazie anche all'incapacità da parte italiana di sfruttarne la debolezza, fino all'arrivo delle truppe fatte rapidamente affluire dal fronte russo. Esequie ai caduti

Allo scoppio delle ostilità, i comandi militari italiani si resero conto che la presenza degli austriaci sulle creste dei Monticelli e del Castellaccio-Lagoscuro, rappresentava una seria minaccia per la prima linea sul Tonale. Venne così decisa un’azione per scacciarli da tali posizioni.

La prima operazione di guerra sui ghiacciai fu affidata al battaglione alpini “Morbegno”, ebbe luogo il 9 giugno 1915 e si concluse con una tremenda sconfitta : gli alpini, nel tentativo di occupare la Conca Presena e cogliere gli austriaci di sorpresa, effettuarono una vera e propria impresa alpinistica risalendo la Val Narcanello, il ghiacciaio del Pisgana e attraversando la parte alta di Conca Mandrone. Giunti al Passo Maroccaro e iniziata la discesa in Conca Presena, furono avvistati dagli osservatori austriaci e sottoposti, sul candore del ghiacciaio, al preciso tiro della fanteria imperiale che, pur essendo in numero assai inferiore, seppe contrastare l’attacco in modo assai abile e li costrinse alla ritirata, lasciando sul campo 52 morti.

Gli austriaci, il 5 luglio 1915,  colgono di sorpresa il presidio italiano attestato sulle rive del Lago di Campo in alta Val Daone. L’agguato, perfettamente riuscito, evidenzia l'impreparazione tattica italiana. Stimolati dal successo ottenuto, il 15 luglio,  gli austriaci tentano un improvviso attacco al Rifugio Garibaldi attraverso la Vedretta del Mandrone. Il piano fallisce, questa volta per l’abilità dei difensori, ma mette nuovamente in risalto la vulnerabilità del sistema difensivo italiano che può essere scardinato attraverso manovre di aggiramento dai ghiacciai. Per questo motivo viene rafforzata la vigilanza ai margini della Vedretta del Mandrone e aumentata notevolmente la consistenza del reparto di alpini dislocati presso il Rifugio Garibaldi che crescerà,  in seguito, fino a divenire un battaglione autonomo di sciatori. Per quanto riguarda la zona del Montozzo, ala destra del fronte del Tonale, le azioni più significative del 1915 si svolsero in agosto con diverse direttrici ma portarono solo alla conquista del Torrione d’Albiolo.

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Il 25 agosto 1915 i reparti italiani furono impegnati in una nuova offensiva che, sulla sella del Tonale, doveva portare alla occupazione dei Monticelli. L'esito fu decisamente positivo, anche se non raggiunse completamente gli obiettivi preposti. Gli alpini, con un’azione alpinisticamente eccezionale, riuscirono, arrampicandosi di notte per impervi canaloni  e scoscese pareti, a conquistare la cresta rocciosa Castellaccio - Lagoscuro - Payer - Pisgana. Subito dopo l'occupazione di questa importante dorsale furono approntati i lavori per garantirne la difesa, i collegamenti, e per affrontare l'inverno ormai alle porte. Furono costruite baracche, postazioni d'artiglieria, scavate caverne e intagliate centinaia di metri di sentieri, ancora oggi testimoniati dal suggestivo ed aereo "Sentiero dei Fiori" che percorre tutta la cresta rocciosa dal Passo di Castellaccio alla cima Payer.

Mitragliatrice FIAT in una caverna di ghiaccioConsolidate saldamente le nuove posizioni, i comandi italiani pensarono ad un nuovo tentativo di conquista della Conca Presena, ora dominata dall’alto delle creste appena occupate. Le azioni si svolsero il 14 settembre e il 30 ottobre 1915, ma si conclusero senza alcun successo, lasciando immutate le relative posizioni difensive nonostante il sacrificio di numerose vite. Sul fronte del Montozzo, il 23 settembre 1915, gli austriaci, con un’azione ben articolata, riuscirono a riconquistare il Torrione d’Albiolo che sarà ripreso dagli italiani solo il 13 agosto 1918, nonostante numerosi e sanguinosi tentativi.

L’inverno del 1915 passò tranquillamente dal punto di vista delle azioni militari. Il territorio decisamente ostile e le avversità atmosferiche costrinsero i contendenti ad immani opere di approntamento logistico per poter svernare a quote così elevate ed in condizioni  climatiche al limite della sopravvivenza. A

d esempio le temperature oscillavano intorno ai trenta gradi sotto zero e gelava tutto: le armi, i vestiti umidi di sudore, i viveri nelle casse di cottura, perfino il vino che veniva distribuito nelle gavette in blocchi rotti con lo scalpello e fatto sciogliere lentamente sulle stufe a legna o entro le giacche delle divise. Ovviamente in tali condizioni non era possibile pensare alla pulizia e all'igiene personale, e quando i reparti in prima linea ricevevano il cambio erano sporchi, con la barba lunga, ifestati dai pidocchi. Se da un lato gli italiani avevano rafforzato la “Linea dei Passi”, gli austriaci si erano saldamente radicati alla testata della Val di Genova, intorno al Rifugio Mandrone con presidi avanzati sulla dorsale montuosa dalla Lobbia Alta al Monte Fumo. Fu proprio in direzione di questa linea che si concentrarono le azioni  italiane della primavera del 1916, aprendo così una nuova fase dei combattimenti sul fronte dell’Adamello. La mattina del 12 aprile 1916 gli alpini, partiti durante la notte dal Rifugio Garibaldi al comando del capitano Nino Calvi, raggiungono il Passo Brizio e si irradiano a ventaglio sul ghiacciaio, conquistando, non senza momenti di grave incertezza dovuti soprattutto alla nebbia ed alla bufera, la linea austriaca Lobbia Alta-Cresta Croce-Dosson di Genova-Monte Fumo. Dopo due settimane destinate al consolidamento delle posizioni e alla preparazione della successiva azione, il 29 e 30 aprile venne attaccata con successo parziale la più orientale delle linee di difesa austriache: la cresta Crozzon di Folgorida-Crozzon di Lares-Passo di Cavento. Questa battaglia, assai malamente e ostinatamente voluta, costò la vita di numerosi alpini, tra cui quella del Tenente Attilio Calvi. All’azione di fuoco contribuì anche il cannone da 149 G, piazzato al Passo Venerocolo, il più grosso pezzo d’artiglieria portato a quote così elevate ed oggi Monumento Nazionale lasciato nella sua postazione di Cresta Croce, a 3276 metri di quota.

L'Ippopotamo: Il Cannone sul Passo Venerocolo

La storia di questo cannone merita un cenno di approfondimento in quanto il suo trasporto sui ghiacciai costituì una vera impresa e le rare immagini che vediamo ne sono la testimonianza: venne fuso nell'arsenale di Torino nel 1896 e molto probabilmente fu utilizzato nella guerra di Libia del 1911-1912 in quanto quando arrivò a Temù era già abbastanza usurato. Il grosso cannone dal peso complessivo di oltre 60 quintali, partì da Temù il 9 febbraio 1916 e raggiunse, trainato sulle sue ruote, il fondovalle. Lì venne smontato nei componenti principali che vennero caricati su grandi slitte. Grandissimi furono gli sforzi per farlo giungere, senza farlo avvistare dagli austriaci, al luogo di destinazione, il Passo Venerocolo. Durante il trasporto, che avveniva normalmente di notte o con la nebbia, venne per due volte travolto dalle valanghe e in tali circostanze perirono una quarantina di soldati addetti al traino. Il 17 aprile giunse al rifugio Garibaldi e dopo soli dieci giorni era pronto a sparare nella sua piazzola preparata a Passo Veneroccolo, a 3236 metri d'altezza. La sua potente voce, e soprattutto i suoi grandi proiettili, si fecero sentire immediatamente per la conquista della linea Crozzon di Fargorida-Lares-Passo di Cavento. Nella notte del 6 giugno 1917 oltre 300 alpini e artiglieri lo trasportarono nella sua posizione definitiva di Cresta Croce.  Da qui contribuì notevolmente a tutte le battaglie del fronte dei ghiacciai. Oggi il vecchio cannone è ancora puntato contro il Cavento, severo testimone di tante sofferenze.

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Al termine dell'azione contro il margine orientale della Vedretta della Lobbia, gli austriaci mantenevano ancora saldamente le posizioni centrali dei Passi di Fargorida e delle Toppette respingendo ogni nostro attacco. Gli alpini, mandati a combattere in divisa grigioverde sul candore del ghiacciaio, furono falciati dal fuoco nemico e la battaglia si trasformò in una carneficina. La situazione venne sbloccata, tra l’1 e il 4 maggio 1916, grazie ad un’azione isolata, intrapresa trasgredendo agli ordini ricevuti. Un ridotto gruppo di alpini, aggirando le posizioni nemiche del Crozzon del Diavolo, costrinse al ripiegamento gli austriaci e le truppe italiane ebbero via libera in Val di Genova, giungendo fino alle porte di Carisolo. L’improvvisa offensiva austriaca nota come “Strafexpedition”, nel Trentino orientale, costrinse gli italiani ad interrompere la loro avanzata in quanto il settore dell’Adamello venne sguarnito di truppe, per concorrere alla difesa degli altipiani.

Dopo l’occupazione delle due dorsali montuose sopracitate, si presentava il problema dell’organizzazione logistica di questa nuova parte di fronte. Al Passo Garibaldi, punto estremo dove giungevano le teleferiche che risalivano da Temù la Valle dell’Avio, sorse un vero e proprio villaggio militare. Da questa posizione, attraverso il ghiacciaio del Mandrone prima e della Lobbia poi, i rifornimenti raggiungevano le linee più avanzate trasportati da slitte trainate prima da muli, poi da cani, animali molto più veloci e resistenti al clima rigido dell'alta quota. L’inverno alle porte si presentò subito come un nemico implacabile. Temperature bassissime e abbondantissime nevicate, seguite da micidiali valanghe, provocarono, lungo tutto il fronte dell’Adamello, sia da parte austriaca sia da parte italiana, numerosissime vittime. Tra tutte va ricordata la notte del 13 dicembre 1916, passata alla storia come la “Santa Lucia Nera”. Le nevicate dei giorni precedenti  avevano portato in quota dai 10 ai 12 metri di neve, che,  a seguito dell’innalzamento della temperatura, erano rovinati a valle seminando ovunque morte e distruzione.

Teleferica del "Garibaldi" e in lontananza una colonna di AlpiniIl 1917 fu un anno di relativa calma per quanto riguarda il fronte dell’Adamello in quanto l’esercito italiano era impegnato nelle sanguinosissime battaglie dell’Isonzo. Unica eccezione fu il periodo in cui si svolsero i preparativi dell’operazione che portò gli alpini alla conquista del Corno di Cavento.  Il caposaldo austriaco s’incuneava lateralmente minacciando, dalla sua posizione dominante, i rifornimenti  alle linee italiane avanzate del fronte. Venne pertanto decisa l’azione per la sua conquista. La mattina del 15 giugno 1917, dopo un intenso bombardamento della vetta, gli italiani, con una complessa operazione articolata su più fronti d’attacco, riuscirono a conquistare il Corno di Cavento ricacciando gli austriaci sulle posizioni più arretrate del Folletto e del Caré Alto.

Per gli abitanti dell’Alta Valle Camonica, e soprattutto per quelli di Ponte di Legno, il 1917 sarà comunque ricordato come il più terribile e nefasto dei quattro anni di guerra. Infatti il 27 settembre, gli austriaci, forse a seguito di un nostro bombardamento sui loro depositi di munizioni presso Malga Pecè in Val Vermiglio, e di una baracca ufficiali sulla Cima Presena, per rappresaglia, colpiscono Ponte di Legno con bombe incendiarie e con proiettili di grosso calibro, distruggendo completamente l’abitato.

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Cofanetto La Grande Guerra 1914-1918

Passato l’inverno del 1917, e fermata l’assai grave minaccia a seguito della rotta di Caporetto, i comandi italiani del settore dell'Adamello preparano i piani per le battaglie decisive, mentre l'esercito austroungarico risentiva pesantemente della crisi politica ed economica interna che stava portando al rapido esaurimento delle risorse di uomini, mezzi, materiali e soprattutto alimentari. Le prime operazioni sono dirette, nel mese di maggio, verso le posizioni austriache dell’Ago Mingo e dello Stablel, propaggini della cresta Punta dell’Orco-Fargorida. La più grande battaglia del 1918 è rappresentata dalla occupazione della Conca Presena, spina nel fianco dello schieramento difensivo italiano sul fronte dell’Adamello.
Questa azione, la più significativa e complessa tra tutte le battaglie della “Guerra Bianca”,  si svolse tra il 25 e il 28 maggio 1918 e vide impegnati i battaglioni “Edolo”, “Monte Cavento”, “Monte Mandrone”, “Monte Granero”, “Monte Rosa”, “Pallanza”, “Tolmezzo”, “Val Brenta”, oltre al III° reparto d’assalto “Fiamme Verdi”, a plotoni di arditi, compagnie di mitraglieri e bombardieri, oltre 200 pezzi d’artiglieria di ogni calibro, reparti del genio e servizi di ogni genere. L’operazione, che ricalcava in parte lo schema già utilizzato nei tentativi di conquista operati nel 1915, portò all’occupazione della Conca di Presena, delle Cime Presena e Zigolon nonché di alcune delle elevazioni rocciose dei Monticelli. Militari Austriaci in Val Genova


Il 13 giugno 1918, gli austriaci, in concomitanza con un analogo, estremo attacco sul Piave,  sferrano sul Tonale la “Lawine expedition”, Offensiva Valanga, nel disperato tentativo di sfondare le linee italiane del passo e penetrare in Valle Camonica. Gli italiani riuscirono a resistere per due giorni ai pressanti assalti, costringendo gli austriaci a desistere, lasciando sul terreno dello scontro centinaia di caduti. Dopo due giorni, il 15 giugno 1918, gli austriaci, con un’azione ben articolata e condotta, si prendono una piccola rivincita, rioccupando, il Corno di Cavento. Tale cima resta in mani austriache solo un mese. Infatti il 19 luglio 1918, gli italiani, seguendo quasi lo stesso schema utilizzato per la conquista dell’anno precedente, rimettono definitivamente piede sul Corno di Cavento. Il 13 agosto 1918, la sella del Tonale è il teatro di una nuova grande offensiva, intrapresa dagli italiani. Mentre vengono occupate le Marocche, la Punta Ronchina e il Passo dei Segni a monte della Conca Presena, gli alpini sono costretti a ripiegare dalle posizioni del Menecigolo e dello Stablel, sulla destra orografica della Val di Genova.

Il 1° novembre 1918, quando si stava delineando su tutto il fronte il tracollo dell’esercito austro-ungarico, i reparti del fronte dell’Adamello ricevono l’ordine di avanzare, in modo risoluto, in direzione del Trentino. Il Passo del Tonale diventa per l’ennesima volta il campo di battaglia sul quale si lanciano le truppe italiane ormai convinte della vittoria finale. Gli austriaci, allo stremo delle forze fisiche e morali, ma fedeli al compito di difesa assegnato, combattono con le ultime risorse ma l’esercito italiano dilaga in Val di Sole catturando interi reparti. La guerra è finita.

Dopo tre lunghi inverni, tra le tormentate vedrette del Pian di Neve, si stende il velo silenzioso della pace. Sulle vette più inaccessibili dell’acrocoro adamellino, sulle distese innevate dei ghiacciai, in ogni angolo più remoto del fronte, una indimenticabile pagina di storia è stata scritta, col sangue, da uomini  che, senza odio, combatterono per la difesa della loro Patria.

Walter Belotti - John Ceruti

Museo della Guerra Bianca in Adamello 1915-1918

si ringrazia sentitamente il Museo della Guerra Bianca in Adamello 1915-1918

Le fotografie in questa pagina sono tratte dai due stupendi volumi di Vittorio Martinelli e Danilo Povinelli: "Guerra Alpina sull'Adamello, 1915-1918", editi da Edizioni D&C Povinelli, 38086 Pinzolo (TN), Tel. -Fax 0465 501181
Guerra Alpina sull'Adamello Vol1
Guerra Alpina sull'Adamello Vol2

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