La Grande Guerra 1914-1918

 

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LA GRANDE GUERRA
DEGLI ITALIANI

Antonio Gibelli
BUR

La Grande Guerra degli Italiani - Antonio Gibelli

La Prima guerra mondiale fu un evento di dimensioni inaudite che sterminò un intera generazione e segnò la fine della vecchia Europa, ma fu anche la prima grande esperienza collettiva degli italiani.

Per la prima volta si trovarono fianco a fianco giovani provenienti da più regioni che parlavano dialetti diversi e la vita di coloro che non andarono al fronte fu segnata da uno sforzo che assorbì tutte le energie della nazione: le donne dovettero assumersi la responsabilità delle famiglie, svolsero lavori tradizionalmente maschili ed ebbero un'medita presenza pubblica; i bambini, che vedevano il padre e i fratelli maggiori partire per il fronte, vissero per anni in un mondo che, attraverso i giornalini e i libri di scuola, parlava loro unicamente di guerra.

A distanza di circa ottant’anni dalla sua conclusione, la memoria della Grande Guerra è ormai piuttosto sfuocata. I reduci rimasti sono pochissimi, quasi tutti centenari. Gli studenti delle ultime generazioni generalmente non sono in grado di associare alcun evento alla data del 24 maggio che segnò, nel 1915, l’entrata dell’Italia nel conflitto. Molti l’attribuiscono erroneamente alla cosiddetta battaglia del Piave, che invece ebbe luogo nel 1917-1918, forse fuorviati dai primi versi di una canzone patriottica che ancora la mia generazione ha imparato sui banchi di scuola: «Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio / dei primi fanti il 24 maggio».

Tuttavia non mi è mai capitato quel che ha raccontato un celebre storico inglese: di aver nominato, di fronte a un pubblico di studenti americani, la seconda guerra mondiale, e di essersi sentito domandare se ve n’era stata dunque anche una «prima».

Fanti in TrinceaMa gli Stati Uniti non sono l’Europa: per quel paese l’esperienza della prima guerra mondiale, per quanto importante, non ebbe lo stesso peso che per il vecchio continente, se non altro perché fu di durata assai più breve (gli Stati Uniti entrarono nel conflitto solo nel 1917). e si svolse lontano dal loro territorio. Agli occhi degli europei essa ebbe invece il carattere di un’esperienza traumatica e in qualche; modo indimenticabile, di una ferita che si poteva bensì cicatrizzare e occultare, ma non cancellare. In certe regioni della Francia capita ancora che i contadini, dissodando la terra, portino allo scoperto tracce di bossoli o resti di ossa umane lasciati dalle tremende battaglie che allora vi si svolsero.

Qualcosa del genere può accadere sull’altopiano del Carso o sulle montagne del Trentino, che furono teatro degli scontri tra italiani e austriaci. Chi visiti oggi quel territorio, seguendo una delle tante guide storico-escursionistiche confezionate allo scopo, vedrà il terreno solcato da camminamenti, segnato da resti di fortificazioni e disseminato qua e là di rottami: cascami di uno scontro immane nel quale migliaia di uomini vissero lunghe attese e morirono contendendosi rabbiosamente pochi chilometri o addirittura poche centinaia di metri di terreno.

Ma la memoria della Grande Guerra va al di là dei resti materiali che essa ha lasciato nel paesaggio del fronte: è disseminata nel territorio nazionale, pressoché in ogni comune, affidata a monumenti, lapidi ed elenchi di caduti spesso più lunghi di quelli relativi alle guerre successive compresa la seconda guerra mondiale. È questo il frutto di una campagna monumentale di proporzioni mai viste prima, che ebbe luogo nel dopoguerra nell’intento di celebrare e rendere permanente la memoria dell’evento appena concluso: testimonianza e conferma del peso straordinario che esso ha avuto nella storia nazionale.

Antonio Gibelli insegna Storia contemporanea all'Università di Genova ed è tra i piú importanti studiosi della prima guerra mondiale. Ha dedicato studi alla storia del movimento operaio e dell'emigrazione, alla scrittura come pratica sociale e alle esperienze collettive nei due conflitti mondiali.

 

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