“Avviata la fase diocesana della causa di beatificazione del fondatore delle Congregazioni della Famiglia dei Discepoli e delle Ancelle del Signore «Uomo dai grandi orizzonti» - come lo definisce il cardinale Camillo Ruini - l’11 aprile il nome di don Giovanni Minozzi è entrato nell’Aula della Conciliazione del Vicariato di Roma per l’apertura del processo di beatificazione e canonizzazione. Già Servo di Dio, don Minozzi accede così alla fase diocesana dopo un lungo percorso, intrapreso nel lontano 1997”. (La notizia è estrapolata da “RomaSette.it, l’informazione on-line della diocesi di Roma”) “Educato al rispetto della patria – continua l’articolo -, il sacerdote ricoprì l’incarico di cappellano militare volontario nella guerra di Libia del 1912, per andare poi al fronte durante il primo conflitto mondiale. È in tali circostanze che don Minozzi si dedica alla cura dei soldati costruendo per loro, insieme all’amico barnabita padre Giovanni Semeria, “bibliotechine” e “case del soldato” dove potersi ritrovare, per rifocillare l’animo e la mente attraverso la lettura, il dialogo, l’amicizia». «L’iniziativa riguardo alla beatificazione, a quel tempo - spiega il postulatore don Francesco Bracciani, religioso della Famiglia dei Discepoli - venne presa dall’allora padre superiore, don Michele Celiberti. Presto la richiesta si fermò per questioni burocratiche poi, nel 2003, una decisa accelerata e oggi la possibilità concreta che la causa vada a buon fine». Alla presenza di circa 600 fedeli, giunti a Roma da ogni angolo d’Italia, il cardinale ha ricordato la figura di don Minozzi, l’abruzzese capit. Don Giovanni Minozzi (1884-1959) fu creatore delle “Case del soldato alla Fronte”. Dopo Caporetto, battendosi contro difficoltà di ogni genere creategli dai burocrati militari e grazie all’appoggio dei comitati sorti ovunque, le nuove “case” da lui aperte nelle retrovie verso la metà di maggio del ’18 ammontarono a 310 che andavano ad aggiungersi alle altre 70 che che già esistevano sull’altopiano di Asiago, sul Pasubio, nelle Giudicarie, senza contare le innumerevoli
“piccole case volanti” che provvedevano a far giungere libri, cancellerie, giochi, sigarette sin nelle prime linee. Dal volume “Gli inglesi sull’Altopiano”, a cura di Giovanni Cecchin, si ricava che il 14 giugno, alla vigilia della battaglia del Solstizio Minozzi fu silurato dall’Intendenza Generale del Regio Esercito (gen. Vittorio Zaccone) sotto pretesto di far posto agli aiuti americani. Popolarissimo e ben voluto dalla truppa, guai se i soldati, alla vigilia di quelle tremende giornate fossero venuti a conoscenza che il loro prete era stato fatto fuori. Gli americani, ufficiali dell’ARC compresi, giudicarono quel provvedimento offensivo, inconcepibile tra persone civili,e ammiratori com’erano del Minozzi si rifiutarono di far giungere al fronte gli aiuti stessi. A tal proposito un accenno di questo “sciopero” si riscontra nel racconto di Hemingway dal titolo “Qualcosa che mai proverete”. Le più importanti “Case del soldato” sull’Altopiano erano a Conco, S. Caterina di Lusiano, Granezza, Malga della cava. Numerosissime erano poi nell’area vicentina, tra cui Rossano Veneto, Rosà, Bassano centro, Bassano bassa, Marostica, Thiene, Schio, Valdagno ecc.
Venuta la pace sia Padre Semeria che don Minozzi si dedicarono agli orfani di guerra, per i quali fondarono l’Opera Nazionale per il Mezzogiorno d’Italia. Merita ricordare inoltre che, dal 25 giugno all’8 luglio 1918, anche il ten. E. Hemingway lavorò ospite in una di queste “Case per la truppa”, così come pure il cappellano del suo famoso libro “Addio alle armi” è abruzzese.
Fonti: “Gli inglesi sull’Altopiano” Ediz Princeton)
A cura di: G.D.F.