La tridimensionalita’ e’ sempre stata una delle principali ambizioni delle tecniche fotografiche di ogni tempo. Diversi ed indubbiamente bizzarri ed originali esperimenti sono stati fatti, nel corso dei secoli, per restituire su una stampa strettamente bidimensionale, l’effetto di profondita’ e prospettiva, caratteristico della visione umana binoculare.
Gli occhi umani permettono di valutare le distanze di tutto cio’ che vedono, proprio perche’ essendo due consentono di osservare lo stesso soggetto, da altrettanti punti di vista, contemporaneamente. La stereoscopia sfrutta il fatto che il cervello ricostruisce un'immagine tridimensionale quando i due occhi vedono simultaneamente la stessa scena da una distanza pari a quella interpupillare, che nell'uomo è di circa 65 mm.
La fotografia riproduce gli oggetti su una superficie piana
e l'illusione della profondità è data esclusivamente dalla prospettiva e dal chiaroscuro. È possibile riprodurre l'effetto della visione binoculare osservando separatamente con gli occhi due immagini riprese da punti a distanza pupillare. |
Le nozioni di stereoscopia hanno origini assai remote, infatti, le prime conoscenze risalgono ad Euclide nel 208 a.C., che comprese i principi della visione tridimensionale. I primi veri studi sulla stereoscopia si devono a Sir Charles Wheatstone e sono di poco anteriori alla scoperta della fotografia. Già nel 1832 egli aveva realizzato un apparecchio fatto di lenti e di specchi che consentiva di vedere due immagini affiancate ma, non essendoci ancora la fotografia, ogni esperimento era fallito a causa della scarsa precisione dei disegni eseguiti a mano. Quando Wheatstone apprese la notizia dell'invenzione della fotografia si adopero' per far eseguire delle immagini doppie, spostando la macchina di pochi centimetri per eseguire due fotografie del medesimo soggetto ripreso da punti di vista leggermente diversi. La fotografia stereoscopica è vecchia quindi esattamente quanto la fotografia e, fin dal 1841, furono brevettate molte invenzioni che semplificavano l'esecuzione di due fotografie gemelle su una sola lastra. Si trattava di fotocamere con un corpo mobile e scorrevole davanti alla lastra, che rimaneva ferma e veniva impressionarta metà per volta, oppure fotocamere in cui il corpo della macchina rimaneva fermo ma era la piastra portaottica a muoversi lateralmente per eseguire le due esposizioni. Alla fine prevalse la soluzione più ovvia: delle semplici fotocamere doppie, con due obiettivi e altrettanti otturatori che scattavano simultaneamente comandati da un unico pulsante di scatto. Le macchine di questo tipo erano le più facili da usare e le uniche che eseguivano le due esposizioni nello stesso momento e potevano quindi fissare anche i soggetti in movimento. 
Nel 1800 la diffusione delle fotocamere stereo rimase comunque abbastanza limitata mentre invece dilagarono le fotografie stereoscopiche di misura "standardizzata": circa 14 cm di larghezza su cartoncini di 17,5 cm. Venivano stampate in gran quantità dai fotografi e rappresentavano principalmente paesaggi e monumenti destinati ai turisti ma anche soggetti naturalistici e didattici, nonchè immagini proibite da collezionare in segreto.
Il commercio di immagini stereoscopiche di luoghi vicini e lontani e la moda dilagante fra le classi abbienti di collezionarne in grande quantità possono essere spiegati solo riconducendosi al desiderio di scoperta del mondo che caratterizza la seconda metà dell' '800. Gli intellettuali avevano sentito il bisogno di viaggiare già dal 1700 (Goethe effettuò il "Viaggio in Italia" nel 1786-88) ma solo nella seconda metà dell' '800 in molti vollero e poterono viaggiare per scoprire e conoscere. Sono gli anni in cui viene fondato la National Geographic Society per "incrementare e diffondere le conoscenze geografiche" e per tutti l'acquisto di stampe stereoscopiche fu il modo per vedere luoghi lontani e inavvicinabili.
La visione binoculare è la caratteristica del sistema visivo, propria di alcune specie animali, per cui un'immagine viene proposta sul piano retinico da entrambi gli occhi. Quando entrambi gli occhi partecipano a formare un'unica percezione visiva si parla di binocularità, se invece generano percezioni separate si parla di biocularità. |

La moda di raccogliere immagini stereo continuò fino alla Prima Guerra Mondiale, che infatti fu documentata da diversi gruppi di fotografi dotati di apparati fotografici stereo.
Oggi, in molti musei della Grande Guerra, sia in Italia (es.: Canove di Roana, Asiago), che all’estero (es.: Ypres, Verdun), si trovano molti visori dell’epoca, contenenti decine e decine di fotografie originali, tridimensionali che posso essere apprezzate in tutta la loro spettacolare drammaticita’.
Val dunque la pena di pianificare e dedicare tempo a sufficienza, anche per apprezzare le preziose raccolte di fotografie steroscopiche, ogniqualvolta si visiti un museo della Grande Guerra in possesso di questi rarissimi reperti. Inoltre, molte collezioni private dei musei che posseggono appunto, immagini tridimensionali scattate durante gli anni del conflitto, non sono pubblicate in nessuna raccolta editoriale, pertanto possono essere visionate solo in loco. 
Il successo della fotografia stereoscopica proseguì fino al 1930 per riprendere brevemente negli anni '50 e '60. In quegli anni il famoso View Master (che i quarantenni di oggi dovrebbero senza dubbio ricordare) fu l'ultimo sistema stereoscopico largamente diffuso ma anche in seguito non mancarono gli appassionati e, ancora oggi esiste una Societa' Stereoscopica Italiana.
Recentemente, una editrice francese ha acquisito una collezione di scatti stereoscopici e ne ha realizzato una versione commerciale, inserita in “La Guerre de 1914-1918 En Relief ”.
In questo volume troviamo uno speciale visore che ci permette di inserire una per volta, un centinaio di fotografie realizzate con il doppio scatto di cui si parlava poc’anzi, e di apprezzarle in tutto il loro effetto tridimensionale. 
Il fatto di dover inserire nel visore una foto per volta non e’ certo comodissimo, ma tuttavia grazie a quest’opera possiamo goderci tranquillamente la stessa, incredibile ed affascinante fotografia 3D che viene proposta all’interno di molti veri musei. Nella stessa pubblicazione troviamo anche un prezioso volume intitolato "L'Album de la Grande Guerre" che ripropone una sintesi storica della fotografia stereoscopica, un breve riassunto della Grande Guerra e una nutrita serie di fotografie dell’epoca, molte delle quali restaurate a colori.
ag
Fonti:
Archivio Stereoscopico Italiano
Stereo Club Francais
Stereoscopia e Anaglifia
Stereoscopia, origini, cinema, televisione