La Grande Guerra 1914-1918

 

 

APPROFONDIMENTI

LA BATTAGLIA DI VERDUN

LA BATTAGLIA - ERIC VON FALKENHAYN - HENRY PHILIPPE PETAIN

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La Statua della Vittoria a VerdunVerdun 1916: il Fuoco, il Sangue, il DovereUna visita ai campi di battaglia e all’intera zona che circonda Verdun, in una piacevolissima cornice bucolica e quasi pittoresca, può essere “inquinata”, dal punto di vista prettamente turistico, dalla conoscenza della tragica e sanguinosa eredità storica di questi luoghi.

La regione intera della Lorena francese, è certamente una delle più pittoresche al mondo, ma in questa zona è crudelmente trafitta da monumenti, sacrari e memoriali alle migliaia di giovani vite che incontrarono una morte atroce e violenta proprio sui dolci declivi e sulle verdeggianti alture in cui è incastonato questo tratto della Mosa.

Del resto, se ci si sofferma ad osservare proprio i dolci declivi che costeggiano la Mosa, ci si accorge subito che tutti quegli onnipresenti e infiniti avvallamenti non sono stati di certo creati dalla natura, bensì dai proiettili d’artiglieria di grossissimo calibro – si parla di milioni di colpi esplosi da entrambe le fazioni in lotta, dal febbrario al novembre del 1916! Per il caporale Robert Perreau del 203° reggimento di fanteria francese, la cima del Mort-Homme, una delle zone più aspramente contese durante la battaglia, apparve, nel 1917 come:

“un ammasso di rifiuti che accumulava brandelli di abiti, armi sconquassate, elmetti infranti, razioni marcite, ossa scolorite e carni putride”.

Il "Muro" di soldati, all'ingresso di VerdunL'anno seguente, il tenente Louis Hourticq, già ispettore alle Belle Arti di Parigi, ritornato per la seconda volta nel settore di Verdun, descriveva la campagna intorno a Douamont con i suoi tronchi d'alberi amputati e anneriti, come “un cadavere dai lineamenti torturati”. Ma, alla superficie, il potere di recupero della natura è illimitato. Presto perfino gli alberi inariditi cominciarono a germogliare di nuovo. Lentamente la città di Verdun, con metà delle case distrutte o più o meno danneggiate, ritornava alla vita. Gli abitanti ritornavano nei luoghi che avevano dovuto abbandonare per risistemare la loro città e ricominciare a coltivare i campi devastati dalla guerra e dalla barbarie della cosiddetta "materialschlacht".

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In nove villaggi intorno a Verdun, come Fleury, Douaumont, Cumières, Souville, gli abitanti non poterono più far ritorno perchè erano letteralmente scomparsi. Le cicatrici della natura, più profonde, richiesero più tempo, molto più tempo, per rimarginarsi. Con un tragico tributo di altre vite, quelle dei contadini che inavvertitamente facevano scoppiare le bombe inesplose, Veduta aerea dell'Ossario di Douamonturtandole con gli aratri, la Champagne, l'Artois, la Piccardia, le Fiandre e perfino la Somme poterono alla fine essere nuovamente coltivate, facendo scomparire le tracce degli orrori in esse vissuti. Ma Verdun resistette più a lungo di tutte le altre zone alle pacifiche cure riparatrici dell'uomo. In alcuni punti la superficie del terreno era distrutta e bruciata dagli incessanti bombardamenti. Non vi sarebbe cresciuto più nulla. Sembrava che l'Onnipotente volesse tramandare Verdun ai posteri come il massimo esempio della crudeltà degli uomini tra loro. Tuttavia, al contrario di quanto accade in molti analoghi teatri di scontri della Grande Guerra, in Italia e in altre Nazioni, Verdun e il suo circondario è stata trasformata in un vero e proprio museo all’aria aperta, con notevole ricchezza di attrezzature e strutture realizzate non solo ad eterna memoria dei numerosi caduti, ma soprattutto a beneficio del turismo “storico”, qui decisamente numeroso.

Proprio la battaglia di Verdun, ad esempio, è anche parte integrante delle numerose attrazioni
storico-ambientali proposte in qualsiasi brochure della Lorena – cosa abbastanza rara da vedere, almeno in Italia. Il governo francese, dopo un primo dopoguerra di inspegabile silenzio (lo stesso ossario di Douamont fu voluto e finanziato privatamente, per merito del vescovo di Verdun!), si attivò, e continua tuttora a farlo, non solo per rimboschire la zona, ma soprattutto per restaurarla e preservarla il più possibile, nel massimo rispetto di questa sua tragica, ma indimenticabile memoria storica.

La "Via Sacra"Raggiungere Verdun dall’Italia, risulta più conveniente, anche se impegnativo, in auto, piuttosto che in treno o in aereo. Le strutture alberghiere dell’antica cittadella fortificata, di origini romane, sono modeste, ma senza dubbio in grado di soddisfare il costante flusso di visitatori, inevitabilmente attratti dalla recente storia di questo luogo.Statua ai caduti di Verdun

Già all’arrivo, ci si rende conto che a Verdun è successo qualcosa di veramente importante, che ha segnato per sempre questa piccola, e altrimenti anonima, cittadina francese. Le vie d’accesso principali fanno bella mostra di statue dei principali comandanti militari della strenua resistenza francese, opposta all’invasore teutonico in quel lontano 1916. Di fianco all’antica porta con torrioni medievali poi, si rimane colpiti da un ideale “muro” di soldati francesi, di dimensioni gigantesche, eretto ad imperitura memoria del “'Ils ne passeront pas - Non passeranno”, esclamato dal generale Henry Philippe Pètain dopo pochi giorni dall’inizio dell’offensiva.

L’azienda di promozione turistica di Verdun offre numerose possibilità di visite organizzate di gruppo e/o individuali, a bordo di comodi pullman, per scoprire nell’arco di un paio di giorni tutte le principali attrazioni storiche della zona.

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Anche se risulta impossibile elencare esaustivamente tutto quanto
val la pena di vedere a Verdun, ecco un succinto, ma importante elenco
di musei e memoriali da visitare obbligatoriamente:

Il monumento alla vittoriaIl monumento alla vittoria, che domina Avenue de la Victoire – fu eretto nel 1929 sui resti delle antiche mura di cinta romane. Nella cripta ricavata alla base dell’imponente torre, sovrastata dalla statua armata, è conservato l’albo d’oro dei soldati francesi e americani decorati in questa zona durante la Prima e la Seconda Guerra Mondiale. Ogni anno, una torcia accesa il primo novembre, sotto l’Arco di Trionfo a Parigi, viene trasferita in questa cripta, dove rimane accesa e presidiata da un picchetto d’onore fino all’11 dello stesso mese.

La cittadella sotterranea – in più di L'ingresso della Cittadella Sotterranea di Verdun4 chilometri di fredde gallerie, ricavate sotto le posizione fortificate di origine medievale, trovò rifugio e riparo dagli incessanti bombardamenti, non solo la popolazione di Verdun ma, ben presto, anche l’intero quartier generale di Pètain. Attrezzata perfettamente per un’autonoma sussistenza, la cittadella sotterranea è oggi adibita a museo “vivente”, con ologrammi e realistiche ricostruzioni della vita dei soldati ai quei tempi, visitabili a bordo di un trenino elettrico. Sempre in queste gallerie sotterranee, al termine della guerra, i francesi scelsero il loro milite ignoto, tra otto salme ivi traslate dai circostanti campi di battaglia, che fu quindi trasportato e tumulato sotto l’Arco di Trionfo a Parigi.

il BB Nieuport conservato nel Memoriale della Battaglia di VerdunMemoriale della Battaglia 1914-1918 – realizzato sulle alture in prossimità del villaggio di Fleury, il “Memorial de Verdun” ospita un interessante e ricchissimo museo della Grande Guerra. Visitata da circa 250.000 persone all’anno, questa imperdibile raccolta Il Memoriale della Battaglia di Verdundi armi, manufatti ed equipaggiamenti dell’epoca, ospita anche un esemplare di autocarro Bertier (come i moltissimi impiegati per trasportare uomini e materiali sulla famosa “Via Sacra” voluta da Petain), un aeroplano BB Nieuport francese ed un Fokker E III tedesco.

Le due associazioni che gestiscono il museo, sono anche responsabili della costante opera di bonifica, ricostruzione e conservazione dell’intera zona interessata dall’offensiva sulla riva destra della Mosa nel febbraio del 1916. All’interno del museo, infine, si trova un piccolo auditorium, dove viene presentato un interessante cortometraggio realizzato con documentari di guerra originali e testimonianze di numerosi poeti della Grande Guerra Francesi.

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L'Ossario di DouamontOssario di Douamont – al termine della Grande Guerra, il vescovo di Verdun si incaricò di raccogliere i fondi necessari, altrimenti negati dal suo stesso governo, per la realizzazione di questo imponente sacrario che ospita le spoglie di ben 130.000 caduti francesi e tedeschi. Iniziata la costruzione nel 1920, solo nel 1932 fu possibile aprirne finalmente le porte al pubblico, desideroso, più che altro, di venire in pellegrinaggio a Verdun per onorare i propri caduti e dispersi. L’insolita forma del sacrario, con l’imponente torre di 46 metri d’altezza, a forma di proiettile, vuol ricordare l’impugnatura di una spada, per sempre conficcata nel suolo francese e mai più riutilizzabile per causare altri inutili stragi. L'ossario di Douamont che ospita piu' di 150.000 cadutiA causa dell’impressionante quantità di caduti non identificabili, raccolti in quest’area, all’interno dell’ossario si trovano moltissime tombe comuni che identificano esclusivamente le zone in cui furono ritrovati i poveri resti. Davanti all’ossario si trovano le tombe di 15.000 soldati francesi, che comprendono anche truppe coloniali di fede islamica: queste ultime, invece della croce bianca, sono identificabili dalla piccola lapide rivolta verso la Mecca. Nel 2006, il presidente francese Mitterand ha inaugurato un nuovissimo monumento alla memoria di queste stesse truppe coloniali, eretto sulla destra dell’ossario di Douamont.

 

Verdun 1916: il Fuoco, il Sangue, il Dovere

Rovine di Fort DouamontFort Douamont – realizzato a partire dal 1885, nell’ambito delle fortificazioni militari volute dopo la guerra franco-prussiana, Douamont costituì l’arco di volta dell’intero sistema difensivo di questo settore. Disgraziatamente privato del suo imponente parco d’artiglieria proprio poco prima del febbraio 1916, il forte cadde in mano nemica, quasi casualmente, per opera di un’ardita pattuglia tedesca che ne sorprese la pressochè disarmata guarnigione, il 25 febbraio 1916. L'altare che commemora i caduti tedeschi, all'interno di Fort DouamontFino all’ottobre dello stesso anno, i tedeschi utilizzarono la possente struttura del frote quale ricovero ed avamposto per le proprie truppe. Si trovarono tuttavia in grosse difficoltà nel presidiare un’installazione militare evidentemente e strutturalmente voluta per la difesa e non certo per l’offesa; mancanza d’acqua, assordanti rimbombi sotterranei dei colpi esplosi dall’artiglieria francese ed anche un’accidentale deflagrazione di un deposito munizioni sotterraneo (le 679 vittime sono a tutt’oggi commemorate nel tumulo funerario realizzato in una galleria del forte) , costrinsero infine i nuovi occupanti a cedere il forte ai legittimi proprietari, il 24 ottobre 1916.  Oggi è possibile visitare l’installazione sotterrane, dove è ancora presente il potentissimo cannone da 155 mm., la cisterna di raccolta dell’acqua piovana e altre attrezzature originali dell’epoca.

Il colonnello RaynalFort Vaux – anch’esso costruito verso la fine dell’’800, fu teatro dell’epica resistenza della sua guarnigione francese, comandata dal colonnello Raynal. Assediati ed attaccati all’arma bianca, con i gas e addirittura con i lanciafiamme, che vomitavano lingue di fuoco dentro agli angusti corridoi del forte, gli uomini di Raynal dovettero arrendersi, esclusivamente per la mancanza d’acqua, causata dalla precedente distruzione della cisterna del forte, ad opera dell’artiglieria tedesca. Il Leone di Marmo a SouvillePrima di arrendersi, Raynal riuscì ad evacuare i suoi feriti più gravi e ad informare il quartier generale a Verdun dell’imminente disfatta: per far ciò impiegò un piccione viaggiatore che, intossicato dai gas tedeschi, riusci’ a raggiungere il comando francese, prima di soccombere – il piccolo volatile ricevette una citazione ufficiale e fu addirittura insignito della Legion d’Onore.

Il monumento eretto nelle vicinanze di Souville – il gigantesco leone di marmo, eretto nelle vicinanze del villaggio e fortino di Souville, evidenzia il punto di massima avanzata tedesca, sulla riva destra della Mosa, durante l’intera offensiva. Il monumento ad Andre' Maginot

 

Poco prima del crocevia che porta a Douamont e al Memoriale della Battaglia 1914-1918, dove si erge questo memoriale, si può anche ammirare il monumento di Andrè Maginot, l’inventore dell’omonima linea di fortificazioni voluta al termine della Grande Guerra. Grazie alla sua ostinazione fu approvata la proposta di spesa per l'importo di 3.000.000 Franchi, necessari per la realizzazione della maggior parte della celebre fortificazione difensiva che da lui prese il nome. Originario di queste zone, Maginot partecipò al Primo Conflitto Mondiale, in qualità di soldato territoriale e venne ferito durante i primi combattimenti nell’adiacente zona di Woevre, nel novembre del 1914.

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Verdun fu una delle più violente e sanguinose battaglie di tutto il fronte occidentale della Prima Guerra Mondiale; ebbe inizio il 21 febbraio 1916 e terminò nel dicembre dello stesso anno, vedendo contrapposti l'esercito tedesco e quello francese. La battaglia fu gigantesca. Vi furono coinvolti due milioni di uomini e si registrarono un milione di morti. Verdun è il simbolo della Prima Guerra Mondiale, la prima guerra di massa della storia.
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vi porterà sui luoghi dove tutto ciò è ancora vivo.

La Trincea delle BaionetteLa Trincea delle Baionette – si tratta di un insolito monumento in cui la leggenda si mescola alla storia. Si narra infatti, che il 12 giugno 1916, durante una reiterata e cruenta ripresa dell’offensiva, i cannoni tedeschi fecero franare alcune posizioni avversarie, seppellendo vivi i due battaglioni del 137esimo reggimento di fanteria francese. Un generoso benefattore statunitense, colpito da questo episodio, dopo la guerra finanziò interamente la costruzione di un memoriale in onore di quei soldati, le cui baionette spuntano ancora dalle trincee seppellite nel fango e nei detriti. Probabilmente questo non è certo il punto esatto ove accadde la tragedia, ma Rand, il nome del mecenate americano, volle comunque “ricreare” l’impressionante risultato dell’attacco, inserendo in una struttura in cemento armato, una trincea sepolta in cui spuntano le armi dei “Poilus” francesi. Per dovere di cronaca, ci duole sottolineare che i soliti vandali asportano frequentemente le baionette, rimpiazzate di continuo sui fucili sepolti del memoriale!

croce franceseLa collina del Mort Homme – una collina apparentemente immersa nella lussurreggiante vegetazione e priva di qualsiasi eredità storica, cela invece le gravi e devastanti feriteLo "Squelette" sul Mort-Homme di un continuo bombardamento che sottolineò tristemente gli ultimi assalti tedeschi, questa volta mirati a far crollare le linee francesi sul lato sinistro della Mosa. Per uno strano scherzo del destino, la collina si chiama “L’uomo morto” fin dai tempi medievali, e di caduti ne vide a migliaia anche durante la Grande Guerra. Al centro dell’altura si erge lo “Squelette” (lo scheletro), un monumento commemorativo alla 69esima divisione di fanteria francese che, con il suo sangue, contribuì principalmente a “non farli passare”, come recita l’iscrizione  a caratteri cubitali sulla base della scultura.

Quota 304 – raggiungibile anche a piedi, attraverso un sentiero nel bosco che collega il Mort Homme, questa modesta altura fu analogo teatro di scontro, durante gli ultimi mesi della battaglia di Verdun. Così come avvenne sulle vicine alture del Mort Homme, questa zona venne talmente martoriata da scontri all’arma bianca e continui, intensi bombardamenti, che sul finire della battaglia fu addirittura impossibile riprenderla e occuparla per entrambe le fazioni in lotta. Un’associazione di veterani, volle costruire sulla sommità di Quota 304 il monumento alla memoria che oggi possiamo ammirare e che riporta il numero identificativo delle divisioni di fanteria francesi che parteciparono a questi scontri.

La statua del Generale SarrailCome dicevo, vi sono moltissimi altri luoghi da visitare a Verdun e nelle sue vicinanze, pertanto consiglio di programmare una permanenza nella cittadina francese di almeno un paio di giorni.

Inoltre, vorrei caldamente consigliare a qualsiasi visitatore di non lasciare mai un sentiero o un tracciato ufficialmente delineato dalle guide e dalle mappe turistiche, avventurandosi pericolosamente nella fitta boscaglia che oggi ricopre i campi di battaglia fangosi e devastati del 1916.

La vegetazione infatti, nasconde a tutt’oggi insidie mortali quali, proiettili inesplosi, filo spinato e residuati bellici altamente pericolosi – ricordiamoci che il governo francese dovette provvedere al completo rimboschimento di questi luoghi, completamente devastati da quattro anni di guerra, attraverso una parallela bonifica che prosegue a tutt’oggi!

 

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Le Medaglie souvenir di Verdun

FONTI e DOCUMENTAZIONE

Pubblicazioni

Verdun 1916, il fuoco, il sangue, il dovere - Alessandro Gualtieri
Verdun, La Più Grande Battaglia della Prima Guerra Mondiale - Ian Ousby
Il Prezzo Della Gloria, Verdun 1916 - Alistair Horne
Verdun 1916 - Malcolm Brown
General Headquarters 1914-1916 - General Erich von Falkenhayn
Distribution of the German Forces during the World War - A Clausewitz Study - Ludwig Gehre

Documentazione (in lingua francese)

Verdun: Visions d'histoire
Les 300 Jours de Verdun
La Premiere Guerre Mondiale
La Guerre de 1914-1918


Les 300 Jours
de Verdun

 

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